INTERVISTA AL DT GIOVANNI MEI

Domani è il giorno del Consiglio Federale in cui si decideranno le sorti dei campionati delle varie leghe facenti parte. Sul piatto, la Lega Pro ribadisce fortemente le scelte stabilite quasi all’unanimità in sede di Assemblea, ovvero blocco del campionato, blocco dei ripescaggi dalla D, blocco retrocessioni e promozione delle prime tre e della quarta secondo il coefficiente di partite disputate e punti realizzati. Il Presidente Ghirelli ha ribadito con forza, supportato anche dalla schiera dei 59 medici sociali (la Juventus U23 non viene computata nel conteggio), la necessità di non proseguire considerata l’inapplicabilità e l’esosità del protocollo.
Negli ultimi giorni, però, sono spuntate numerose ipotesi circa la riapertura della C a playoff e playout e la riforma dei campionati con un’unica Serie A, una Serie B, una Serie C elite da 20 e due semiprofessionistiche. Su quest’ultima supposizione ventilata da più parti, si è espresso il Direttore dell’Area Tecnica dell’Alma Giovanni Mei.

“Credo che domani potrebbero esserci delle modifiche relative a quanto stabilito in sede di Assemblea, non da parte della Lega Pro ma di altre componenti della Federazione che la vedono sotto un’altra ottica – commenta Mei – . Non mi riferisco al blocco del campionato 2019/20, poichè ad incidere sono diversi fattori che non hanno nulla a che vedere con gli interessi personali od economici, in quanto il Covid è un fenomeno imponderabile che nessuno di noi è in grado di decifrare. Ricominciare, oltre all’esborso abnorme di denaro a cui sarebbero sottoposte le società di C, vorrebbe dire anche influenzare a livello mentale sia società che giocatori stessi, quasi tutti ormai proiettati alla stagione successiva. Riprendere mi sembra quanto mai assurdo, anche se non escluderei che si possano riaprire i giochi più per i playoff che per i playout. E’ evidente che la decisione dell’Assemblea abbia creato qualche malumore, ma credo sia più saggio adottare un criterio logico sulla base del quale agire, anzichè ricorrere ai playoff e, quindi, riattivare tutta la macchina burocratica, complicando ulteriormente la circostanza”.

E sulla riforma dei campionati? “Non sono d’accordo nel farla partire dalla prossima stagione – spiega il DT fanese – . Per me il prossimo campionato 2020/21 dovrebbe rimanere tale, un’eventuale modifica sarebbe da apportare alla stagione successiva, 2021/22, in modo tale da attrezzare le squadre al campionato che intendono affrontarla in una certa maniera. Se un club decide di puntare in alto e di investire un’ingente somma per fare il salto di categoria, deve avere la possibilità di allestire un’organizzazione tale da potersi giocare la chance di arrivare tra le prime 6 o 7. Se si parte così, pronti e via, già dalla stagione prossima, molte squadre non solo non hanno la certezza di quando poter ripartire e, di conseguenza, nemmeno il tempo di poter disputare il campionato che vorrebbero. Si deve dare la possibilità di scegliere quale campionato voler disputare e agire secondo coscienza. Per di più, dal momento che siamo una Nazione che per prendere una decisione impiega mesi su mesi, non capisco quest’urgenza eccessiva nel voler rivoluzionare tutto, penalizzando alcune società a discapito di altre e non guardare in prospettiva futura. Ristrutturare il campionato senza preavviso, senza la possibilità di progettazione è un deterrente per tutte le società, vuol dire fregarsene di tutta la C. Siamo in un Paese democratico e deve prevalere la meritocrazia. Una squadra sale di categoria se è stata brava e lo ha meritato sul campo. Ci vuole rispetto per i valori dello sport: chi è più bravo, organizzato e capace vince e sta su. Se si vuole aumentare il livello della competizione, basterebbe porre un tetto salariale in modo tale che tutti stiano entro un certo budget e, in base alla bravura dei dirigenti societari, chi fa meglio, conquista la categoria, senza dover spendere cifre astronomiche e che sia alla portata di tutti”.

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