INTERVISTA AL PROF. MARCO GIOVANNELLI

Aprile, mese di compleanni in casa Alma. L’ultimo, in ordine cronologico, è quello del prof. Giovannelli, alle prese quotidiane tra letteratura scientifica, programmazione e nuove metodologie di allenamento. Una vita, quella del preparatore atletico granata, incentrata sempre nella prospettiva futura. E anche oggi, nonostante le candeline sulla torta, il prof. non perde occasione per l’aggiornamento continuo e costante da impartire nelle lezioni collettive ai suoi ragazzi. “Festeggerò in compagnia della mia dolce metà Lucia e del mio bulldog francese Hashtag, che per me è un figlio, ma mi dedicherò anche all’organizzazione delle sedute ed ai ragazzi come ogni giorno. Ne approfitto per ringraziare tutta la società, dirigenti, calciatori, staff tecnico e medico per gli auguri che ho apprezzato molto”.

Domani, infatti, è in programma la seduta collettiva insieme alla squadra, allo staff tecnico e medico: “Le sedute stanno procedendo per il meglio – dichiara il prof. – perchè c’è partecipazione, i ragazzi sono molto recettivi e vogliono sempre migliorare, chiedono informazioni in più sui programmi, provare diverse soluzioni che hanno a disposizione. Non è una cosa da poco, anzi, è molto importante”. Non solo strumento di allenamento, ma anche di comunicazione e confronto, specie in questo periodo di emergenza, dove i continui cambi di fronte e decisione sono all’ordine del giorno: “E’ fondamentale rimanere uniti, stare aggiornati, mantenere il legame tra tutti noi con le componenti di tutta la società, dal Presidente Gabellini, al DG Simone Bernardini, al DT Giovanni Mei, a mister Alessandrini, a tutti i membri dello staff tecnico e medico. Si fa squadra anche e soprattutto in questo momento dove c’è la paura di rimanere “soli” per colpa di questo virus ed il vedersi in chat dà la sensazione di essere solidali e più vicini”.

Il preparatore atletico granata si sofferma anche sulle ultime decisioni del premier relative alla Fase 2 che prevede per il 4 maggio la ripresa degli sport individuali ed il 18 per quelli collettivi, come il calcio. “Bisogna fare estrema attenzione a questo virus. Facciamo parte di uno sport di squadra ma prima ancora siamo cittadini italiani e siamo in una situazione complessa. Se ragionassimo sul fatto che il 4 maggio si potrà uscire tranquillamente come se nulla fosse, cadremmo in un errore totale. Le precauzioni sono legate alle decisioni governative di mettersi in sicurezza il più possibile soprattutto per tutelare la salute dei cittadini. Uno sport di squadra in questo momento, con il rischio di assembramento, metterebbe a repentaglio la salute di tutti. Nessuno di noi sa qual è realmente la sua situazione, a meno di una sottomissione a tamponi ed analisi. E’ un ragionamento a scopo precauzionale. La nostra società è attenta a tutti i particolari ed a tutte le questioni, dal Presidente al DG Bernardini, al DT Mei, a mister Alessandrini, allo staff medico. Siamo tutti uniti e facciamo molta attenzione alla prevenzione sulla salute, a sensibilizzare i ragazzi e a garantire la massima sicurezza. Personalmente andrei in campo anche in questo momento perchè ne sento la mancanza, però bisogna ragionare anche in funzione della tutela della propria e altrui salute. Tutti noi possiamo essere delle mine vaganti, nessuno di noi lo sa. La cautela non è mai abbastanza”.

Sul protocollo sanitario da adottare, il prof. Giovannelli dice la sua: “Il mio è un pensiero da preparatore atletico, non da medico, che si basa su quanto pubblicato dalla FMSI. E’ un protocollo molto complesso e difficile dal punto di vista dell’attuabilità. Non garantisce la sicurezza al 100%, ci sono degli studi ancora in corso d’opera contro un nemico che non si conosce. Non sappiamo nemmeno allo stato attuale quali siano le risposte, oltre ai polmoni, delle altre parti del corpo. Con il beneficio del dubbio, quali risposte si potranno avere dal cuore, dalla circolazione sanguigna, dalle strutture del sistema nervoso? Stiamo parlando di un nemico difficile ed imprevedibile. Lo possiamo valutare con il protocollo? Sì, è valido ma, allo stesso, presenta delle difficoltà di applicabilità ed ha dei limiti come tutto ciò che viene fatto nell’ambito della ricerca e della scienza applicata. Bisogna riporre tanta fiducia nei medici, negli infermieri e negli operatori sanitari che sono i veri eroi di questa emergenza. Io, figlio di una ex infermiera in pensione, posso garantire che le difficoltà che ho visto affrontare da mia madre nell’arco della sua carriera sono enormi. Si ha in mano la vita delle persone. Credo che sia un discorso a 360°: quanto si può rischiare? Il gioco vale la candela? La salute può essere messa a repentaglio per i discorsi economici? La sicurezza per me è al primo posto e va tutelata nel miglior modo possibile”.

Argomento di questi giorni sulle pubblicazioni scientifiche è la ripresa degli allenamenti, sia per giocatori sani che per calciatori che hanno avuto il Covid19: “In questi giorni l’argomento centrale del dibattito scientifico è: cosa devo fare quando riprendo? Essendo trascorsi più di 50 giorni dall’attività fisica vera e propria di campo, per gran parte della squadra quale sarà la risposta? Ad un atleta difficilmente capita una situazione di questo tipo, paradossalmente nemmeno ad una persona operata al legamento crociato anteriore, il quale si rende indisponibile per 7-8 mesi ma può riprendere determinate attività. Questo periodo di inattività è oggetto di studio in questi giorni. Non a caso, il prossimo mese il prof. Bangsbo si occuperà con dei webinar approfonditi del return to play, ovvero del ritorno in campo post Covid19. Tramite dei seminari analitici sono arrivate indicazioni specifiche da seguire nel gruppo dell’Università dei preparatori atletici per capire alcune risposte di questo nemico che è invisibile. Stanno cercando di capire anche le risposte di un allenamento ad alta intensità per i giocatori colpiti dal virus che dovranno superare un periodo di pre preparazione prima di tornare all’attività, addirittura sembrerebbe di 8 settimane. Chi ha subito il Covid avrebbe dei tempi molto più lunghi di ripresa perchè bisognerà verificare bene il discorso degli apparati respiratorio, cardiocircolatorio, cardiaco. Ci deve essere prima un monitoraggio della medicina sportiva e delle valutazioni scientifiche, poi interviene il discorso del preparatore atletico. E’ importante capire la risposta data dall’organismo. Dall’altro lato c’è il discorso dei giocatori no Covid che sono in un periodo di inattività da lungo tempo. Come si riprende? Sembrerebbe logico ripartire progressivamente, in realtà stiamo attraversando due mesi – e non è mai successo nella storia del calcio – che tutte le squadre fossero ferme dal campo. Questa è una situazione grave dal punto di vista metodologico. Il virus ha generato purtroppo tanti morti e tanti danni a chi l’ha avuto. E’ un cliente scomodo ed è importante che ci sia massima collaborazione tra tutte le parti e si tengano presenti le fonti ufficiali come la FMSI e le pubblicazioni scientifiche sulla materia, senza generare fake news. E’ importante vedere la ricerca vera”.

Una volta tornati in campo, avverte il prof., guai a fermarsi: “Quando si potrà riprendere è inutile fermarsi, ma continuare. Un atleta professionista si deve allenare tutti i giorni, non può interrompere l’attività fisica per così tanto tempo. Allenamento vuol dire mantenere la prestazione ed incrementarla. Anche se non ci fossero le partite, è importante mantenere la performance. Fermarsi un’altra volta vorrebbe dire tornare di nuovo al punto iniziale con il rischio di compromettere la performance atletica dei calciatori anche per la stagione successiva”.

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