INTERVISTA A RICCARDO GATTI

Seconda settimana di fatiche per la truppa di mister Alessandrini che tra 12 giorni affronterà l’andata dei playout in calendario contro il Rimini. “Testa bassa e pedalare” è il motto che serpeggia nell’ambiente granata, il cui unico pensiero è concentrato a recuperare il carburante necessario da bruciare in due gare spalmate in soli tre giorni.
Quel che è certo è che il condottiero fanese può contare sulla solidità del gruppo, cementata dalla grande sintonia instaurata tra staff tecnico e squadra, come sottolinea l’alfiere difensivo Riccardo Gatti: “Durante questo lasso di tempo il gruppo mancava tanto, si passa più tempo con i propri compagni che con i propri genitori, trascorri con loro intere giornate e diventano una seconda famiglia. E’ stato bello rivederli, ritornare a parlare e a scherzare dal vivo dopo il periodo virtuale dovuto alla pandemia, anche se speravamo di vederci in altre occasioni. Fossero state altre le scelte del consiglio federale, probabilmente avremmo potuto vivere diversamente, però prendiamo atto di ciò che è stato deciso e cercheremo di centrare l’obiettivo”.

Il difensore scuola Atalanta, infatti, avrebbe preferito – pensiero già espresso da gran parte delle categorie calciatori ed allenatori – poter disputare le 11 gare rimanenti della s.s. 2019/20: “Dal momento che la decisione doveva virare sulla ripresa necessaria, credevo più giusta e corretta la possibilità di giocarci tutto sul campo. Tale decisione non mi è sembrata molto appropriata, in 11 partite poteva succedere di tutto. Eravamo a pochi punti dalla salvezza diretta e ci saremmo potuti giocare le nostre chances. Se mi metto nei panni del Rimini, ancora peggio. Condannare una società ad uscire dal professionismo in un periodo difficile per tutti ed affossarla ancora di più per una scelta del genere mi sembra esagerato”.

Il baluardo granata parla anche del suo stato di forma: “Mi sento bene, dopo un mese e mezzo che non tocchi il campo c’è sempre un po’ di incertezza. I lavori a casa redatti dal prof. Giovannelli sono serviti, poi ho avuto la fortuna di fare camminate in un posto dove avevo tutto a disposizione, quindi sono riuscito ad integrare bene sia gli allenamenti del prof. che altre attività complementari. Le sensazioni sono positive, è un periodo un po’ anomalo, prepararci per essere al top per due partite è difficile, non è come la preparazione pre-campionato dove hai tempo per ingranare e riprenderti. Adesso devi essere al 100% subito e dobbiamo essere bravi a gestire e a capire cosa ci serve per essere al top della condizione”.

Intanto i ragazzi dell’Alma sono già mentalizzati al 27 giugno: “Siamo carichi, abbiamo voglia di fare bene. I playout sono una storia un po’ a sè, chi arriva più motivato e con la gamba giusta riuscirà ad avere la meglio. La condizione fisica in due partite da dentro o fuori fa la differenza, siamo una squadra giovane con alcuni giocatori che hanno già vissuto questa situazione, quindi sappiamo come doverci muovere. Il giusto mix di spensieratezza e di voglia di raggiungere credo possa essere determinante rispetto al sentire troppo la partita. Dobbiamo giocare come sappiamo e sono sicuro che potremo mettere in difficoltà chiunque”.

E sul Ravenna: “E’ una squadra molto rocciosa, fisicamente prestante, conosco bene Zambataro che gioca dietro ed ha fatto una buona gara di ritorno. In attacco hanno elementi di tutto rispetto come Mokulu e Giovinco che, sulla carta che non hanno nulla a che vedere con i playout. Forse in campionato meritavamo qualcosina in più, però i playout sono un capitolo a parte. Bisogna stare attenti, focalizzare l’attenzione su quello che prepariamo in settimana e sono sicuro che faremo bene”.

In questi giorni, intanto, c’è stato lo start alle semifinali di Coppa Italia, dove gli spettatori da casa hanno percepito il clima surreale alimentato dalle precauzioni anti-Covid e l’assenza di tifo sugli spalti che, per un verso, hanno condizionato l’esito delle prestazioni in campo. “Noi siamo supercontrollati, ci sottoponiamo costantemente a tamponi e test e, secondo me, all’interno del rettangolo di gioco il rischio di contrarre il virus si è abbassato sensibilmente. Motivo per il quale credo che la paura del contagio non possa pesare più di tanto. L’assenza dei tifosi, invece, può incidere: non siamo niente noi senza il loro spettacolo. Lo spettacolo esiste perchè ci sono loro. Bisogna trovare una soluzione per riaprire il prima possibile i cancelli ai tifosi: come riaprono le discoteche, non vedo perchè non possano riaprire gli stadi con le dovute precauzioni”.

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