INTERVISTA A NICCOLO’ TOFANARI

A spegnere le candeline in casa Alma è il difensore Niccolò Tofanari che conta le 22 candeline sulla torta. “E’ un giorno come un altro, lo vivo in tranquillità, circondato dall’affetto dei miei cari. Lo trascorrerò stando con il mio nipotino e di mio fratello, senza rinunciare al mio programma di allenamento”.

Dovere e piacere, dunque, per il terzino toscano che, oltre a festeggiare il suo genetliaco, rende omaggio agli infermieri, nella Giornata Internazionale a loro dedicata: “Ringraziarli sarebbe superfluo. Quello che hanno fatto e stanno continuando a fare, sempre in prima linea e rischiando la vita quotidianamente, in questa pandemia è qualcosa di eccezionale. Stanno facendo qualcosa di grande e di importante per tutti gli italiani, il lavoro sostenuto è immane e noi abbiamo il dovere di ripagarli stando a casa e rispettando diligentemente le norme governative. Un grazie non basta, ma è l’unica parola che possiamo dire”.

Tra pochi giorni ci sarà il tanto atteso Consiglio Federale, nel quale verranno valutate le dichiarazioni dei Ministri Spadafora e Speranza sulla ripresa degli allenamenti, che dovranno avvenire sotto normative stringenti e la completa responsabilità nelle mani dei medici. “Per me la responsabilità, oltre ai medici, se la devono assumere tutti coloro che lavorano nel calcio e nelle società. Noi giocatori, qualora si desse il via agli allenamenti, abbiamo il dovere di essere ligi e condurre una vita con molte restrizioni. Tutti devono essere a conoscenza che, oltre al campo ed alla famiglia, qualsiasi tipo di spostamento deve avvenire solo se necessario e con la massima sicurezza. Detto ciò, ormai siamo arrivati a metà maggio e ripartire, anche per un livello di tempistiche, è improbabile e non so quanto sia consigliabile dal momento che andrebbe ad intaccare e compromettere la stagione successiva. E’ normale che ogni calciatore abbia la voglia di giocare, non è piacevole rimanere diversi mesi fermo, però capisco che la situazione non è semplice. Il contagio zero non ci sarà mai fino a quando non si troverà il vaccino, quindi in qualche modo bisognerà ripartire, ma farlo adesso significherebbe sforare con i tempi e senza la giusta sicurezza”.

Tornare in campo è il sogno di tutti gli amanti del calcio, anche se a fare da contraltare è la preoccupazione espressa da tutti gli addetti ai lavori: “La preoccupazione ci sarà sempre fino a quando non ci sarà il vaccino, per cui dovremo essere bravi noi a convivere con il virus rispettando tutte le misure igienico-sanitarie. In qualche modo dovremo ripartire, come tutte le attività che in questo momento decidono le sorti della nostra economia, ma va fatto secondo un criterio logico ed attuabile. Nella squadra della mia città, la Fiorentina ci sono stati 6 casi risalenti a qualche giorno fa e 3 a marzo, tutti asintomatici, ma per fortuna, in qualche modo, la società è riuscita a mantenere distanti i contagiati dagli altri compagni. Se si pensa, però, che in caso di contagio, tutta la squadra verrà messa in quarantena, i tempi di allenamento e, quindi, di recupero atletico, si allungherebbero notevolmente, per cui non so quanto senso abbia ripartire ora. Una volta che si riparte, anche se uno solo contraesse il virus, si dovrebbe fermare tutto e sarebbe ancora più difficile di prima. Credo che sia più logico ricominciare a metà luglio con una nuova stagione e ancora più in sicurezza anche se ancora non ci sarà il vaccino”.

Riguardo la stagione appena trascorsa in maglia granata, Tofanari è stato uno dei giocatori più utilizzati negli scacchieri dei mister Fontana ed Alessandrini, con 2.370′ disputati, tra Campionato e Coppa Italia di Serie C. “E’ stata un’annata positiva – dichiara il terzino – , ho fatto un campionato dove ho dato continuità alle prestazioni e ho avuto anche massima fiducia da parte dei due mister. Forse avrei potuto fare molto meglio, d’altronde se eravamo nella parte bassa della classifica vuol dire che tutti avremmo potuto dare qualcosina in più, però a livello personale penso di aver dato il mio contributo. Se il campionato fosse proseguito, credo che l’Alma si sarebbe salvata sul campo perchè se lo sarebbe meritato anzichè esserlo de facto. Ad eccezione della gara contro la FeralpiSalò in casa, saltata per somma di ammonizioni, le ho giocate tutte e per essere stato impiegato così tanto vuol dire che ho fatto intravedere qualcosa di buono. Nella prima parte, con mister Fontana ho avuto da subito un bel rapporto, complice anche il ritiro nel quale si creano più dinamiche di gruppo; nella seconda, mister Alessandrini mi ha dato una mano importante e noi giocatori, a nostra volta, l’abbia data a lui. Quando si entra a stagione in corso con la classifica incerta non è facile ambientarsi subito. Mi sono fatto trovare sempre pronto ed il numero delle mie presenze dimostrano che ho ripagato la loro fiducia”.

A proposito delle due fasi, che combaciano con l’avvicendamento dei due tecnici, Tofanari analizza le differenze.”Con mister Fontana abbiamo imparato tante cose a livello tecnico e tattico e lo ringrazierò sempre tanto. Ovunque andavamo facevamo la nostra figura, ci hanno applaudito a Salò, a Vicenza, a Modena, a Trieste, piazze dove abbiamo espresso un bel gioco ma raccolto poco e rimorso tanto. Con mister Alessandrini siamo stati più efficaci e questo ci ha portato più punti. Come si sa nel calcio, per fortuna o sfortuna, comanda la classifica e quando hai dei risultati che ti sorridono sembra che fai meglio, però alla fine entrambi i periodi sono stati per me importanti dove ho appreso tanto”.

Nel futuro di Niccolò c’è l’Ascoli, proprietaria del cartellino, a cui farà rientro al termine di questa stagione: “Quando ho sentito dell’opportunità di Ascoli non ci ho pensato due volte perchè dopo aver fatto più di 100 presenze in C, penso di aver appreso tanto, non solo in campo, ma anche stando in panchina, osservando ed ascoltando in silenzio. Penso che sia arrivato per me il momento di misurarmi con una categoria superiore e l’Ascoli mi sta dando questa opportunità. Andrò lì in ritiro a giocarmi le mie carte e spero di guadagnarmi sul campo quello che penso di meritarmi. Ma dipenderà tutto da me per cui dovrò contare solo sulle mie forze”.

In attesa di quello che avverrà, Niccolò si gode la sua Firenze, avvolta nel silenzio e lontana dal caos di turisti e visitatori. Un museo a cielo aperto ben omaggiato nel film Inferno di Ron Howard, in cui vengono messe in risalto le peculiarità artistiche della seconda capitale d’Italia, dopo Torino. “Stando fuori casa ogni anno la vivo sempre meno, però ora che mi è capitato di stare trascorrere qui la quarantena mi basta davvero poco per ammirarla. Vado a piazzale Michelangelo, faccio una foto e respiro l’aria della mia città e mi sembra di non essere mai andato via. Darò sempre tutto a questa città perchè è veramente bella. Qualsiasi scorcio merita di essere immortalato e visitato. Da Ponte Vecchio, a Piazza della Signoria, a Piazza Duomo, a Piazzale Michelangelo, ogni posto ti lascia un qualcosa dentro. E riscoprire le bellezze artistiche passeggiando di sera fa tutto un altro effetto”.

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