IL RITRATTO DI… ALESSANDRO MONTESI

“Una sola cosa allora volevo: tornare in Africa. Non l’avevo ancora lasciata, ma ogni volta che mi svegliavo, di notte, tendevo l’orecchio, pervaso di nostalgia”. Ernest Hemingway era affetto da quel che comunemente viene chiamato mal d’Africa, così come lo è, in un certo senso, il fanese Alessandro Montesi, uno dei coordinatori del centro L’Africa Chiama.
Ed è stata proprio una “chiamata” quella che ha avvertito Alessandro quando, alle superiori, di ritorno da un viaggio di benessere in America insieme al Responsabile Giovanile granata Matteo Roguletti, suo grande amico, ha ascoltato le esperienze di vita di Raffaella Nannini, figlia del Presidente dell’organizzazione umanitaria. Da lì è nata la curiosità, il voler conoscere un continente così diverso per storia e cultura da quell’America appena visitata. “L’anno dopo ho fatto il corso di preparazione per andare in Africa e nel 2007 ho fatto i primi due mesi in Africa come volontario. Dopo aver finito gli studi in economia a Milano, una volta rientrato a Fano, mi è stato proposto di andare a lavorare giù ed ora tutti gli anni mi reco in Africa”.

L’Africa Chiama, formata da un gruppo di famiglie aperte all’accoglienza e alla condivisione, opera ormai da anni per accendere i riflettori sul continente più dimenticato e oppresso e per restituire ai bambini africani la loro infanzia negata e violata. L’organizzazione è attiva in tre Paesi: Kenia, Tanzania e Zambia. Ho lavorato per due anni, nel 2013 e nel 2014, in Kenia, il cui responsabile in loco è Angelo Valsesia, e da lì poi sono entrato nel direttivo prima ed ora nel consiglio di amministrazione ed ogni anno mi reco in Africa per far visita ai progetti e a controllare ciò che accade”.

Ma come è nata la collaborazione con l’Alma? “Una volta ho chiesto delle divise delle stagioni precedenti a Matteo per un progetto relativo ai bambini di strada di Nairobi. Tra le varie attività che svolgiamo c’è il calcio e fondamentali sono gli indumenti quali magliette e pantaloncini che ci ha donato Matteo. Questo progetto è importante perchè è un percorso di riabilitazione per i bambini di strada. Il nostro obiettivo è avvicinare il più possibile i bimbi al nostro centro tutti i giorni, disintossicandoli dalla strada per indirizzarli verso un percorso scolastico. Ci sono vari centri di riabilitazione per bambini di strada ed utilizziamo il calcio come attività propedeutica per una riabilitazione primaria, rivolta principalmente ai minorenni dai 6 ai 13 anni”.

Com’è lavorare con i bimbi che provengono dalla strada? “Lavorare con i minori, in generale, non è semplice perchè sono vulnerabili ed hanno bisogno di più attenzione. Ovviamente con i bambini di strada il problema iniziale è trovare la fiducia ed è ancora più complicato perchè sono minori abbandonati. Una volta ottenuta, ti ripagano con tante soddisfazioni. Quando ho lavorato nel 2013 in Kenia ho fatto degli inserimenti scolastici alla Don Bosco che possiede il centro di inclusione per bambini più grande di tutta Nairobi e dell’Africa. Quando sono andato giù quest’anno ho trovato i ragazzi che avevo inserito al termine del loro percorso di studi di 8 anni e stanno conseguendo la loro scuola primaria con ottimi risultati. Questo per me vuol dire che l’Africa Chiama ha fatto un buon lavoro però è un lavoro lungo. Il bambino è stato preso dalla strada, è stato inserito a scuola nel 2013 e solo quest’anno noi riusciamo ad avere la foto con la sua pagella finale. E’ un percorso lungo, costante e difficile perchè il bambino rimane provato dalla strada anche quando cresce. Sono circa 60mila bambini di strada e attualmente sono 50-60 i ragazzi che vengono al centro tre volte a settimana. Anche se l’Alma Chiama non fa grandi numeri, per noi sono un punto di partenza sul quale lavorare”.

Per Alessandro che lavora all’interno di una comunita di minori stranieri non accompagnati, il calcio è dunque un metodo di inclusione. “Assolutamente sì, sia in Africa che in Italia è uno strumento di riscatto ed impegno. Inoltre con Matteo abbiamo anche avviato una sorta di collaborazione con i bimbi: due anni fa avevamo inserito nella Berretti Mustafa come portiere; quest’anno, invece, Ibrahim che è in attesa di essere tesserato. L’andare agli allenamenti tutti i giorni, indossare la divisa granata, conoscere i ragazzi italiani, imparare la lingua, sono tutti aspetti che aiutano il ragazzo a sentirsi importante”.

Con l’avvicinarsi delle festività natalizie, pronta sotto l’albero c’è la raccolta fondi dell’Alma Chiama che ha in cantiere un progetto che richiama la Natività: “L’organizzazione sta costruendo una maternità in Zambia ed è a metà dell’opera e la raccolta fondi è incentrata proprio alla fine della sua realizzazione”.

E in attesa che anche questa brillante iniziativa venga portata a termine, noi continueremo a dare sostegno ai bambini meno fortunosi. Perchè, come recita lo striscione al Mancini, “L’Africa Chiama”. E quando chiama, non si può non rispondere.

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