IL RITRATTO DEL… DOTT. MANLIO PIERBONI

Se dovessimo citare una data, 1972, quanti e quali avvenimenti ci verrebbero in mente? Che sia dal punto di vista politico – nel pieno della Guerra Fredda – , storico – ritrovamento dei Bronzi di Riace – o sportivo – le famose Olimpiadi di Monaco – , numerosi sono gli accadimenti relativi a quell’annata.

Ma è anche l’anno del connubio tra il dott. Manlio Pierboni e l’Alma, tra uno degli ortopedici più rinomati d’Italia e la squadra della sua città, Fano. “Sono un amante dello sport – esordisce Pierboni – , inculcatomi dal mio professore di ginnastica Zingarini che ricordo in maniera esemplare. Sono stato sempre vicino all’ambiente sportivo e, quando un mio collega, già medico del Fano, mi ha proposto di sostituirlo, ho subito accettato e da lì eccomi qui. Sono sempre stato un lover sports, infatti sono stato anche medico della pallavolo femminile in A1, lo sono dell’Atletico Alma e seguo molti atleti della zona”.

Ci racconti un po’ il suo curriculum vitae..
“Sono un medico con ben tre specializzazioni: nasco ortopedico, ma ho approfondito le mie conoscenze alla Scuola di Medicina dello Sport di Chieti sotto l’egida del prof. Leonardo Vecchiet – promotore della legge sull’idoneità sportiva agonistica e non – e poi quelle di fisioterapia a Roma. Nella mia vita mi sono dedicato soprattutto alla patologia del ginocchio, grazie agli studi condotti dal prof. Albert Trillat, luminare della branca, che per me rappresentava intraprendere una via abbastanza dura ed era un orizzonte nuovo. I francesi da un punto di vista di meccanica articolare di difficile patologia erano molto bravi. A differenza del mio pensare nei confronti dei francesi, fuori dalla Francia non sono niente, all’interno della loro nazione sono veramente dei signori: mi hanno dato un appartamento ed offerto la mensa presso cui mangiare. Il prof. Trillat lo ricordo davvero con molto affetto, oltre ad essere un maestro del ginocchio, mi portava sempre con lui nei vari ristoranti. Mi voleva molto bene. E con lui ho avuto modo di vedere gli interventi di Francesco Rocca, Enrico Lorenzetti e Roberto Baggio, operato, quest’ultimo da Gilles Bousquet, facente parte dell’equipe di Trillat”.

Dopo l’esperienza lyonnaise, ha fatto ritorno nella sua Fano…
“Ritornato in Italia, a Fano ho cominciato ad intraprendere le operazioni al ginocchio. Uno dei casi più particolari e che maggiormente mi ha lanciato è stato quello di Angelo Calisti il quale sottoposi ad operazione per corpi mobili al ginocchio destro e fu un recupero abbastanza immediato. Da lì, grazie all’aiuto della stampa, mi sono introdotto nell’ambiente sportivo dove ho operato parecchi calciatori. A causa di un dissidio con il mio primario di allora, il prof. Carlo Cormio, al quale porgo il massimo rispetto in quanto grande professionista e clinico, mi sono trasferito a Senigallia. Lì ho trovato il prof. Sergio Cinì, primario di ortopedia, a cui sarò sempre grato che mi ha dato la branca del ginocchio. In seguito alla mia vasta clientela ho aperto degli ambulatori ad Ancona, Falconara e Jesi dov’ero conosciuto ed ho anche ottenuto delle belle soddisfazioni. Una volta in pensione, ho continuato la mia attività di ortopedico, seguendo i atleti di squadre limitrofe, quali l’Atletico Alma e la Virtus Volley Fano alle quali sono molto affezionato. La pallavolo è uno sport bellissimo e da giovane l’ho anche praticata. Recentemente sono stato invitato ad una riunione del Panathlon Club Fano, del quale sono socio fondatore, insieme a Davide Mazzanti, CT della Nazionale Femminile Italiana di Volley. Il mio intervento era mirato alla gestione degli atleti: ritengo che i giovani debbano essere seguiti dall’inizio, essere trattati bene dal medico poi, successivamente, dal fisioterapia su indicazione del medico curante, altrimenti si rischia di perderli. Il recupero non è fisiologico ma determinato dalla loro voglia di giocare e, spesse volte, il desiderio li conduce ad incidenti irreparabili. Questo discorso l’ho trattato insieme a Mazzanti, il quale mi ha invitato ad una prossima riunione dove si discuterà proprio di questo”.

Ha mai pensato durante la sua specializzazione di svolgere un’attività attinente allo sport?
Dico sempre che l’ortopedia, in un certo qual modo, coinvolge la medicia dello sport. L’ortopedico diventa ulteriormente maturo se recepisce la medicina sportiva sul campo. E’ il campo che ti insegna perchè lì si pratica la medicina sportiva. Quando ho iniziato non avevo nè tac, nè risonanze magnetiche nè ecografie ed effettuavo una diagnosi clinica, semiologica. Da quegli episodi ho imparato ad avvertire con la mano una lesione da strappo di primo, secondo o terzo grado. E’ chiaro che sia necessaria la conferma di un’ecografia o di altri accertamenti. L’ortopedia è, dunque, formativa alla medicina sportiva; da un punto di vsta traumatologico la completa”.

Cosa si prova a stare in panchina e all’occorrenza correre in campo per la diagnosi?
“Si pensa sempre che non sia successo qualcosa di grave. L’ultimo episodio che mi è capitato è stato l’infortunio di Filippini che ha riportato la frattura della regione frontale destra. Il giocatore voleva rientrare a tutti i costi ma gliel’ho impedito. Il medico deve avere la prontezza di valutare il danno sia per qualsiasi tipo di trauma, avere la tranquillità e, in quel momento, non pensare alla partita ma al ragazzo che ha avuto l’incidente. Ultimamente non sono andato più in panchina. Tra lavoro, viaggi prolungati e famiglia preferisco essere vicino alla squadra durante l’arco della settimana coordinandomi con il mio responsabile sanitario Augusto Sanchioni. Con Augusto andiamo di comune accordo, lavoriamo insieme e ci fidiamo di entrambi. E questo fa bene alla squadra”.

La sua è stata una collaborazione ininterrotta dal ’72 fino ad oggi?
“Ho avuto delle incompatibilità di carattere con alcuni presidenti e dirigenti e per un periodo mi sono allontanato. Sono stato richiamato dal portiere Piagnerelli che mi ha coinvolto nuovamente nel Fano. Io ho dei bellissimi ricordi granata, soprattutto della promozione in C nella s.s. ’78/’79 ottenuta con delle splendide persone. Ricordo con affetto l’allenatore Osvaldo Bagnoli che per me è un maestro di vita per i giovani, oltre ad essere un profondo conoscitore di calcio. Nella sua vita purtroppo ha avuto delle disgrazie dalle quali ha recepito gli insegnamenti che ha poi trasmesso ai ragazzi”.

Quali sono i traumi che si verificano più frequentemente all’interno di un campo di gioco?
“Traumi alla spalla, alla caviglia e al ginocchio e, in minor presenza, quelli cranici ai quali bisogna prestare particolare attenzione, poichè le gomitate durante gli scontri di gioco, sono sempre più frequenti. Ma ci sono anche delle fratture. Ad esempio, ero a Ferrara quando Romani ebbe un incidente e fui io a portarlo all’ospedale. Lo operai alla frattura della gamba e lo seguii durante e dopo l’intervento. E’ importante gestire il paziente, il medico ha una grande responsabilità ed io l’ho sempre accettata con tranquillità”.

Nel suo settore immagino abbia stretto anche numerose e durature amicizie…
“Sono un carissimo amico del prof. Giancarlo Puddu, con il quale, di concerto con il prof. Pier Paolo Mariani, abbiamo fatto la specializzazione insieme. Peccato che il prof. Lamberto Perugia non gli abbia dato quello che meritava, ovvero prima la cattedra a Chieti e poi a Pisa. Per me è uno dei più grandi operatori sul ginocchio insieme allo stesso Mariani. Poi ho conosciuto tante altre persone, tra le quali il prof. Raul Zini che è stato con me molti anni. Un professionista serio, molro preparato, in gamba; al solo pronunciamento del suo nome il giocatore viene tranquillizzato”.

Quali sono i suoi rapporti con l’Alma?
“Ho avuto sempre un ottimo rapporto sia con gli allenatori che con la dirigenza. Il Presidente Gabellini, ogniqualvolta si è rivolto a me, non ha mai avuto da ridire, il che vuol dire che si fida ciecamente delle mie capacità. Con altri Presidenti purtroppo non è stato così, non hanno capito chi ero io. Nella mia vita ho dato molto sia all’Alma che allo sport fanese in generale ma le istituzioni non mi hanno mai ringraziato per ciò che ho fatto per l’Alma. Molti sportivi di Fano mi fermano e mi chiedono perchè io non abbia mai avuto un momento di riconoscimento. Io presto la mia attività gratis et amore dei però mi piacerebbe essere gratificato dal punto di vista umano”.

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