IL RITRATTO DEL… DOTT. LUCA STEFANELLI

Il settore dello stadio per antonomasia in cui solitamente amano accomodarsi le figure di spicco del panorama sociale italiano è la tribuna, meglio se centrale. Il luogo, a definizione del sociologo Alessandro Dal Lago, dove “è consentita un’impunità rituale che è sconosciuta sia ad altri settori caldi dello stadio sia ai contesti “seri” della vita sociale”.

Ma non è sempre così. A sovvertire le regole tacite è il dott. Luca Stefanelli, il quale, invece, preferisce il catino, il settore dove passione ed amore per la propria squadra si fondono insieme, dando vita alla mimicry cailloisiana, ovvero all’identificazione con chi sta disputando la gara in campo che, a sua volta, genera l’ilinx, un vortice di emozioni in cui viene catapultato il tifoso preso dallo stato di ebbrezza.

Seguo il Fano da sempre e, grazie alla mia professione di dentista, ho la possibilità di essere più vicino alla squadra ed in maniera concreta – afferma il dott. Stefanelli – . Ho un grande legame sia con il Presidente Gabellini per via di un’amicizia di vecchia data e con il quale sabato scorso ho visto la rifinitura, sia con il dott. Sanchioni con il quale siamo sempre in contatto. Aiutare i ragazzi non è un onere ma un onore per me che ho il granata nel sangue. Quando ero piccolo era difficile persino trovare il biglietto per andare allo stadio: essere in C1, a quei tempi, era importante, significava essere nel calcio che contava. Con il passare degli anni l’amore è rimasto viscerale e, non a caso, il mio posto è sempre lì, in curva, con gli amici di una vita“.

Come mai la scelta di andare in curva?
Sono un dottore che va in curva per stare più vicino ai ragazzi. Ero presente anche a Gubbio in trasferta. E contro il Rimini non mancherò. Inoltre vuole sapere una chicca? Se sfogli ma mia agenda, mercoledì 23 ottobre si lavora fino alle 18:00 perchè poi c’è il derby con la Vis. Mica posso perdermelo!

Oltre ad essere un grande professionista, Lei è anche un accanito sostenitore di questa “banda di ragazzini”.
L’appello che mi sento di lanciare da tifoso è di incitare questi ragazzi che stanno disputando un campionato dignitosissimo e si impegnano oltremodo. La gente deve essere più vicino alla squadra. Io lo sono anche dal punto di vista professionale, ma si può esserlo anche andando allo stadio ed applaudendo. La presenza è fondamentale: ad esempio, ho apprezzato tantissimo i ragazzi che hanno tinteggiato la facciata dello stadio. Ognuno dà quello che può. Tra la curva ed il mio ambulatorio ho sotto controllo il termometro della situazione e capisco chi è rimasto scottato dalle recenti stagioni. Ma abbiamo voltato pagina. Questa squadra e questa società meritano fiducia. C’è stato un cambiamento sostanziale sia dal punto di vista dell’organizzazione che da quello tecnico: l’età stessa dei ragazzi che compongono la rosa è motivo di orgoglio e meritano tutto il nostro rispetto. Poi a dare il verdetto è sempre il campo, ma penso che quest’anno possiamo fare un ottimo campionato e toglierci delle belle soddisfazioni“.

Da specialista, invece quale consiglio si sente di dare ai calciatori che, spesso, in campo, subiscono traumi facciali?
Oltre al mio ambulatorio personale, collaboro anche con il SOD Maxillo Facciale di Ancona, dove vengono gestiti tutti i traumi da gioco dei calciatori delle società marchigiane.
Il consiglio che voglio dare sia ai calciatori più piccoli che ai professionisti è di usare delle protezioni anche per i denti. In Italia non c’è ancora una cultura che possa portare a legiferare riguardo una maggiore tutela per i calciatori, al contrario di altri sport che sono molto più avanti sotto questo punto di vista. Non c’è una corretta informazione da parte di noi professionisti nell’andare ad informare il calciatore sia piccolo che grande nell’usare paradenti o paracolpi che possano proteggere il calciatore e, di conseguenza, migliorare anche le prestazioni agonistiche
“.

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