IL 22 MAGGIO DOLCEAMARO DI MISTER ALESSANDRINI, TRA LA CAVALCATA IN C ED IL RICORDO DI SIMONI

Il 22 maggio ha un sapore dolceamaro per mister Alessandrini. Esattamente 4 anni fa, il tecnico senigalliese conquistò i playoff di Serie D contro il Campobasso per 3-2 e da lì il salto in Serie C. Un lato dolce a cui fa da contraltare il lato amaro della scomparsa di Gigi Simoni, con il quale l’allenatore granata ha collaborato a Gubbio.

“In questo momento parlare di cose belle, con tutto quello che sta accadendo, mi rimane un po’ difficile però quella partita è stata speciale – ammette mister Alessandrini – . Ha sancito il ritorno in C dell’Alma ed è sempre un ricordo bellissimo che rimane in tutti noi, in tutta la squadra e in quel gruppo che in due anni aveva creato entusiasmo nella tifoseria, nell’ambiente, nella città. Un mix che tutti i giocatori ed allenatori avrebbero voluto avere, entusiasmo alle stelle, tifo sugli spalti, squadra che sapeva creare emozioni. Ricordo che in semifinale battemmo una Fermana agguerrita e, in finale, incontrammo il Campobasso che veniva da 14 vittorie consecutive. Lo stadio era stracolmo, un tifo assordante, un risultato che, a qualche minuto del triplice fischio era 3-1, poi tramutatosi in 3-2. Sono ricordi che ognuno di noi che ha partecipato a quell’avventura serberà sempre ben stretti nel proprio cuore e nella propriamente. E’ un’immagine straordinaria che va ad infrangersi con la realtà attuale, infettata dal Covid19 e piena di perplessità circa il nostro futuro. In questa situazione ci sono molti risvolti ricchi di insicurezze che non ci fanno capire bene quale sarà la nostra prospettiva sportiva e la nostra vita quotidiana Viviamo in un periodo di incertezza dove servono grande forza d’animo e coraggio”.

L’analisi prospettiva si sposta, dunque, sul versante più amaro: “Oggi è venuta meno una persona che ho avuto la fortuna di conoscere, un grande allenatore che ha fatto bene in società importanti, la più blasonata l’Inter, ed ha allenato moltissime squadre. Una delle frasi che mi sono rimaste più impresse è ‘l’allenatore deve sapersi mettere in discussione’; lui stesso lo aveva fatto, dopo aver calcato i campi di calcio di Serie C, ripartendo dalla C2 con la Carrarese. Nonostante sia stato breve il lasso di tempo in cui abbiamo collaborato, mi ha dato degli insegnamenti morali di grande importanza. Soprattutto, ho conosciuto una persona estremamente gentile, dote che dimostrava in ogni circostanza dietro cui si celava un carattere molto forte e deciso nelle proprie convinzioni, come è giusto che sia. Non si è grandi allenatori se non si ha quel tipo di personalità. Oggi viene a mancare una persona che ha dato tantissimo allo sport ed a coloro che, come me, hanno avuto la fortuna di incontrare e con cui lavorare. Sicuramente c’è tanta tristezza e lo ricordo con molto piacere e con la consapevolezza, seppur per un breve periodo, di aver incamerato i suoi consigli e fatti propri per il mio prosieguo sia come persona che come allenatore”.

Passato, presente e futuro nell’intervista del tecnico fanese che, in vista di un’eventuale ripresa, osserva i pericoli che potrebbero insorgere dopo mesi di lontananza dal campo. “Fino a quando non ci sarà la certezza di tornare a giocare, staremo in campana. Non è mai capitato di avere una sospensione così lunga, bisognerebbe paragonarla ad un giocatore che si infortuna e sta fermo tantissimo tempo anche se è pur vero che noi abbiamo sempre cercato di mantenere i giocatori impegnati quotidianamente ed individualmente. Dopo 3 o 4 mesi, se si tornasse a giocare, le incognite sarebbero tantissime. Se poi si considera che il campionato da disputare è di 11 giornate e la preparazione precampionato riguarda uno sviluppo del lavoro che fa riferimento ad un campionato intero, ci sarà da rimodulare tutto il lavoro sulla base di un torneo lungo un mese. Vanno analizzati bene tutti gli aspetti fisiologici dei giocatori, soprattutto all’inizio, per capirne la condizione e poter intervenire sulle varie fasi dello sviluppo motorio di un giocatore, tenendo ben presente che toccherà essere competitivi nell’immediato. Occorrerà far ricorso a test specifici ed adottare un lavoro che possa garantire la durata di un mese. L’impegno di una gara ogni tre giorni al massimo livello non è una cosa scontata nè facile. Sotto questo aspetto, insieme al prof. Giovannelli, ci siamo sempre confrontati e documentati per cercare di sbagliare il meno possibile. Qui non esistono protocolli di esperienze precedenti, va esaminata la conoscenza di ciascun giocatore attraverso le esperienze avute in passato avuto e fare più attenzione possibile. Il calcio si diversifica in ogni aspetto del gioco ed ogni singola componente va presa in considerazione ma non per questo ci faremo trovare impreparati”.

Sul tempo necessario per rimettere in forma il gruppo prima di riprendere il cammino: “Parliamo di una sosta forzata di 3 mesi e di solito ci vuole un mese per raggiungere l’80%-90% delle proprie capacità. Se il periodo diventa più lungo, occorre almeno un mese per essere competitivo con una condizione, però, non ottimale al 100%. In questo momento è molto difficile ragionare sui tempi, ma è normale cercare soluzioni alternative per trovare nel minor tempo possibile la condizione ideale, sfruttando le logiche della fisiologia fisica ed un mix di esperienze e conoscenze per trasferirle al gruppo e far sì che le assimilino in maniera subitanea”.

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