CONVEGNO “SPORT, DESIGN E COMUNICAZIONE”, L’EVOLUZIONE DEL CALCIO ATTRAVERSO LE PAROLE DI MARIO SCONCERTI. PRESENTE L’AJ FANO

Si è tenuto ieri il convegno “Sport, design e comunicazione: verso la creatività aumentata” presso l’Auditorium di Poliarte, l’Accademia di Belle Arti di Ancona, che ha visto la partecipazione del DG granata Simone Bernardini, del Responsabile del Settore Giovanile Matteo Roguletti e dei ragazzi della Berretti con indosso le divise ufficiali della s.s. 2019/20 in cui campeggia il main sponsor della Poliarte, sede dell’evento.
Ad aprire le danze è il direttore dell’Accademia Giordano Pierlorenzi: “Ringrazio tutti voi per essere presenti, in particolare ai ragazzi dell’Alma sulle cui maglie è presente il logo della nostra Accademia. Auguro a loro un grande in bocca al lupo per il prosieguo del campionato”.

La parola è poi passata a Marco Santarelli, docente di Design e Management ed esperto di analisi dei dati: “Anni fa, conoscendo Margherita Hack, ci siamo trovati a parlare di sport, considerato anche che lei è stata campionessa di salto in alto e ci siamo divertiti a raccontare la scienza nello sport. Successivamente, ci siamo incontrati con Mario con il quale abbiamo raccontato il calcio attraverso i dati, i numeri e stranamente abbiamo notato che le società che si occupano di dati e di analisi sono il derivato della prima matematica. Così ho deciso di fare quest’incontro per sentire una voce storica che racconti il passaggio epocale dal calcio dalla radiolina al giorno d’oggi”.

Poi è stata la volta del DG granata Simone Bernardini: “Ringrazio tutti per l’opportunità che ci avete dato. Noi come società siamo onorati per aver intrapreso questa partnership con la Poliarte. Il calcio è in parte anche arte, un modo di comunicare all’esterno. La nostra è la squadra più giovane di tutti i campionati è questo è stato possibile grazie al lavoro che è stato fatto nel settore giovanile. Abbiamo fatto esordire due ragazzi della Berretti, Mainardi e Giorgini e in Coppa Italia tanti atleti delle giovanili hanno giocato e si sono messi in evidenza. Il settore giovanile è molto importante: a livello numerico e qualitativo siamo sui 450 ragazzi tra scuola calcio e settore giovanile. Inoltre abbiamo avuto 6 convocazioni per la nazionale albanese, 5 per quella italiana. Per noi è un orgoglio poter rappresentare la nostra regione”.

Protagonista assoluto dell’incontro il giornalista ed editorialista Mario Sconcerti che ha raccontato l’evoluzione del calcio dalla nascita alla Freemasons’ Tavern di Londra fino ai nostri giorni, in cui negli ultimi 20 anni si è attuata una vera e propria rivoluzione: “Tutti vedono tutto, anche a vedere i campionati degli altri paesi. Pensate quanto questo sia stato eccezionale. Ma cosa ha portato? I diritti televisivi hanno condotto molti soldi alle società; le società, a sua volta, che hanno preso più soldi hanno potuto comprare i giocatori migliori e nel momento in cui la legge Bosman non ti dava più la proprietà del giocatore ma lo stesso in affitto. Oggi il cartellino non può durare più di 5 anni, anche se la durata media è di tre anni. Ciò che ha causato? La fine dell’identità tra un giocatore e la città per la quale gioca. Siamo convinti che il calciatore rappresenti la città ma non è più così, il calciatore è un servizio che si dà ad un’altra azienda, è un’azienda a parte che lavora per l’azienda madre. Quel che ho potuto imparare è che nel calcio si possono dare tre assiomi:
1) chi vuole cercare di vincere deve essere estremamente ricco e spendere molto nella squadra;
2) essere estremamente ricco è una condizione necessaria ma non sufficiente;
3) se non si deve vincere ma mantenere la categoria, si guadagna.
Non confondete l’arte con il calcio perchè nel calcio conta il risultato, non la bellezza. Se per ottenere il risultato riuscite ad essere anche belli allora si può sfiorare l’arte. Il calcio è una rivincita continua che dobbiamo a noi stessi che nella maggior delle volte nella vita perde. E questa è la grande forza e diversità del calcio”.

Questo cambiamento repentino degli ultimi vent’anni ha coinciso anche con l’evoluzione dell’aspetto informatico, analizzato da William Nonnis, full stack blockchain developer del Ministero della Difesa: “La rivoluzione digitale coinvolge lo sport in generale. I dati sono una miniera d’oro e un esempio ne è il Var. Il Var, secondo il mio punto di vista tecnico, con l’ausilio degli algoritmi farà sparire i collaboratori che lo gestiscono perchè sarà l’algoritmo ad indicare quando è fallo di mano, quando è rigore.. La tecnologia sta avendo un impatto devastante su tutto il sistema ed il problema sta nella sicurezza dei dati che produciamo che vengono sfruttati ed utilizzati attraverso i social network. Siamo in mano alle tecnologie e se non ci rendiamo conto di come gestirle, l’essere umano sparisce. Allo stadio non c’è nessuno perchè guardiamo online le partite, con le nuove tecnologie nessuno va più allo stadio, decidono le società se far vedere quella partita o no, i soldi nel calcio possono sensibilizzare qualsiasi evento. Lo sport in generale si dovrà tutelare, rientrando nell’etica umana. Il mondo non è solo tecnologia: deve essere un beneficio non una funzionalità”.

Cambia il calcio, cambiano le tecnologie, cambia il linguaggio sportivo, come accaduto a Marco Piccari che ha vissuto il passaggio da radiocronista a telecronista: “Ho avuto il piacere di fare un’evoluzione nella comunicazione iniziando dalla radio e finendo in tv. Sono cresciuto con la radio cercando di far capire una partita a chi non vedeva, si parlava tanto, si descriveva tantissimo. In seguito ho fatto la tv quando c’era ancora Telepiù e le tv a Roma mandavano i giornalisti a fare la partita integrale per mandare in onda una sorta di highlights e lì dovevo essere di supporto alle immagini. Andando avanti c’è stata un’evoluzione continua nel racconto del calcio: entrando a Mediaset, con il digitale terrestre, mi sono ritrovato a mischiare le due forme di comunicazione. All’inizio per me è stato un dramma, ma ho avuto come maestro Sandro Piccinini il quale mi ha insegnato che in telecronaca non c’è bisogno di spiegare, chi sta a casa vede l’azione e bisogna sintetizzarla il più possibile”.

Matteo Roguletti: “Per noi è un onore portare il nome di questa Accademia sulle maglie che sottolinea, oltre all’aspetto sportivo anche quello etico e quanto teniamo alla crescita dei ragazzi soprattutto fuori dal campo. Non so se questi ragazzi faranno i calciatori o meno, però io ho ottenuto il risultato se lascio qualcosa ed insegno loro ad essere delle persone migliori oltre a giocatori migliori. Facciamo calcio ed i risultati contano per tutti anche a livello di settore giovanile. Perdere non fa mai piacere. Però dobbiamo badare più alla crescita in campo e soprattutto all’esterno, non possiamo limitarci all’interno. Il fatto di avere il logo della Poliarte sulla maglia significa per noi che questo messaggio passa e siamo orgogliosi del lavoro che stiamo facendo”.

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