INTERVISTA AL DT GIOVANNI MEI

Direttore, le ultime dichiarazioni del Presidente Gravina di far riprendere i tre campionati professionistici a partire dal 2 agosto, ribaltano quanto stabilito nell’Assemblea di Lega Pro.
“Tengo a precisare una cosa molto importante: noi abbiamo sempre avuto molta fiducia nella nostra squadra. Sin dall’inizio abbiamo ribadito che l’Alma in primavera avrebbe dato il massimo, infatti il lavoro atletico era stato improntato tutto per l’ultima parte di stagione, proprio per sfruttare in pieno le ultime partite da disputare. Dimostrazione è stata l’ultima gara contro l’Imolese dove la squadra aveva preso lo slancio per la risalita verso la zona salvezza. Purtroppo il Covid19 ha interrotto bruscamente il nostro stato di forma e, quanto scaturito in Assemblea, ha decretato la salvezza sulla carta che è del tutto diversa da quella sul campo a cui auspicavamo con fervore. Quanto accaduto purtroppo non dipende da nessuno, è stata un’impossibilità sopravvenuta che nessuno poteva prevedere. Qualora si dovesse tornare in campo, noi saremmo pronti a giocarcela, i ragazzi non hanno mai smesso di allenarsi e vengono costantemente monitorati dallo staff tecnico e medico grazie alle videochiamate del prof. Giovannelli che redige settimanalmente il programma di lavoro. Però la responsabilità, a questo punto, diventa della Federazione: se il Presidente Gravina ha rilasciato certe dichiarazioni, vuol dire che ha delle soluzioni. Io, onestamente, non le vedo, anzi. All’orizzonte intravedo molte difficoltà, a partire dal problema alloggi. Fano è una città si mare, votata al turismo e d’estate non ha disponibilità ricettive per accogliere una squadra di calcio comprensivo di tutto lo staff. A maggior ragione se si considerano tutte le misure di sicurezza ed il protocollo sanitario da adottare che ha costi molto onerosi. C’è da fare la distinzione tra Serie A e Serie C, sono due leghe molto ben diverse con ricavi totalmente differenti. Le conseguenze di un’eventuale ripartenza sarebbero innumerevoli e di difficile districazione: compenso calciatori, questione prestiti, finestra di calciomercato, sede del ritiro, protocollo. Non sono un addetto ai lavori che deve stabilire i parametri ed i metodi della ripartenza, ci sono gli organi preposti e spetta a loro farlo. Quel che è certo è che ripartire dopo quanto stabilito in Assemblea per me è assurdo”.

All’idea di ripartenza fortemente spinta da Gravina ci sono le parole del Ministro Spadafora: “Gli ultimi casi non fanno ben sperare”. Una dichiarazione che lascia sottintendere una certa perplessità da parte del governo.
“Sono iniziati i controlli in Serie A, come previsti dal protocollo, ed hanno messo subito in risalto 10 casi di positività. Francamente, dopo ciò, ho dubitato molto sul fatto che si potesse riprendere la Serie A. Pensare di poter far riprendere la serie C o addirittura la LND mi sembra fuori luogo. Rispetto quello che ha detto Gravina, ma non lo condivido. Probabilmente avrà le sue soluzioni da punto di vista federale, che io faccio fatica a pensare. Vedo solo una gran confusione ed un accanimento a voler giocare a tutti i costi, senza tener conto del fatto che si rischia in maniera esagerata di compromettere il futuro di numerose squadre, specie di Serie C. Infatti, quasi tutti i Presidenti di C hanno optato per la sospensione. Forse noi dell’Alma siamo i meno indicati a discutere sulle decisioni perchè si potrebbe pensare ad un coinvolgimento diretto, ma non credo che ci siano valide alternative”.

Tornando all’Assemblea, c’è stata una quasi unanimità per la sospensione, a dimostrazione dell’unità di pensiero tra tutti e 60 i club.
“Sì, sia noi nelle posizioni più basse sia i club di medio/alta classifica sono sulla stessa lunghezza d’onda. Ci sono delle difficoltà oggettive, espresse a più riprese da Presidenti e dirigenti dei club della terza serie. In questo caso, invece, si vuol far passare l’idea che sia giusto dover ripartire a tutti i costi. Per cosa? In Serie A ci sono tanti validi motivi, nella C no. In C se vuoi salvare il tuo club devi fare così, non peggiorare la situazione, compromettendo la programmazione della stagione futura. Ora è il momento di ripensare al prossimo campionato, prendere in considerazione tutti i punti da affrontare, non creare ulteriore confusione. Spero che l’interesse dei vari soggetti interessati venga messo da parte e si ragioni per la tutela del calcio. Qui non si tratta solo di ragionare in base agli interessi individuali, ma al bene primario della salute dei cittadini e, quindi, dei calciatori, dei membri dello staff e di tutti coloro che gravitano attorno ad una società di calcio che, in caso di ripresa, verrebbero coinvolti. Ci vuole rispetto. E non solo per tutti gli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto per i tifosi. Se in Serie A si gioca a porte chiuse, ci sono le tv a garantire il servizio; in Serie C no. La gente si disamorerebbe del calcio, non vivrebbe più lo stadio e non avrebbe più la voglia di aspettare la domenica per vedere la propria squadra del cuore giocare dal vivo e supportarla. Questo è molto pericoloso a livello sociale. Per cui, se si vuole salvaguardare il calcio e la sua importanza dal punto di vista sociale e non solo mediatico ed economico, bisogna evitare tutte queste manovre che ammazzerebbero il calcio di Serie C e Lega Pro rischiando di far scomparire numerose società”.

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