INTERVISTA AL DOTT. MANLIO PIERBONI

Prosegue il lockdown del governo. Nella conferenza stampa odierna, il premier Conte nel nuovo DPCM ha prolungato la chiusura di tutte le attività fino al 3 maggio, rinnovando l’invito a tutti i cittadini italiani di rimanere a casa. Dello stesso parere è il medico sociale dell’Alma, il dott. Manlio Pierboni, che sta seguendo alla lettera le indicazioni governative restando tra le mura casalinghe. “Sono in casa da 5 settimane e non mi muovo per la paura di beccarmi questo maledetto virus. E’ una situazione particolarmente difficile, critica. Mi tengo informato con i miei amici medici, in particolare con lo pneumologo di Bologna Alberto Cavalli, il quale mi ha elencato alcuni lavori di un suo collega: qualora la situazione vada scemando, probabilmente il 2 giugno potremo esserne fuori. Anche se poi è prevista la fase di rimbalzo, per cui bisogna avere la massima serietà nell’uscire poco, rimanere a casa ed evitare contatti. Nell’ospedale dove ho lavorato ultimamente, se prima il picco era di 130 ricoveri al giorno adesso la curva è scesa a 4 o 5, un significativo miglioramento c’è. Ma il vero problema è sorto all’inizio: c’è stata molto superficialità da parte delle istituzioni che hanno consentito, nel Pesarese, le Final Eight di basket e poi il Carnevale, eventi con grandi assembramenti di persone che hanno fatto da detonatore alla diffusione del virus. A mio parere anche quelle broncopolmoniti contratte tra dicembre e gennaio, poi risoltesi, avevano a che fare in un certo qual modo con il virus”.

Toccando il tema calcio, il dott. Pierboni esprime dubbi e perplessità dal punto di vista sanitario: “Stando alle ultime notizie circolate da parte di FIGC e FMSI i giocatori non possono entrare in campo se non attraverso uno screening approfondito di torace, spirometra, tamponi, ed esami di laboratorio; noi medici sportivi, invece, dobbiamo sottoporci ai tamponi. Non dimentichiamoci che, stando alle ultime pubblicazioni scientifiche, questo virus lascia dei problemi polmonari feroci, provocando insufficienza respiratoria. E’ una situazione estremamente pesante. Per me il campionato dovrebbe terminare qui: non ci libereremo tanto facilmente del virsu, specie quando ci sarà l’effetto rebound. Risolveremo il problema solo quando avremo un vaccino”.

Una vita divisa fra i reparti dei nosocomi per il dott. Pierboni, per la prima volta, però, alle prese con un fenomeno di tale portata: “Non mi è mai capitata una situazione del genere. Ho vissuto tantissimi anni in ospedale a contatto con i pazienti delle cui malattie molte volte non ero a conoscenza, perciò mi sono immunizzato. Il Covid19, invece, è una calamità, che si verifica una tantum. Lo chiamo un ‘virus amante’ perchè colpisce tutti gli organi. Mi diceva un mio collega che, in base a degli studi effettuati a Lodi, il virus colpisce molti tipi di vasi cardiaci, provocando trombi, emboli. ‘Amante’ perchè ama molti organi”.

Tornare alla normalità, per ora, sembra un miraggio. “Non tutti sembrano ancora aver capito, inoltre la tv aiuta a complicare la faccenda, ha creato una psicosi paurosa. C’è da dire che il popolo italiano è testone: ieri sono uscito con mia moglie per necessità ed ho visto molta gente senza mascherina e senza le dovute precauzioni. La situazione per me migliorerà quando ci sarà il vaccino”.

Tante sono state le vittime nella provincia di Pesaro Urbino, la più colpita della Regione Marche. “Mi spiace tantissimo per coloro che muoiono di questa malattia e soffrono moltissimo nei centri di rianimazione. Io ho un grandissimo ricordo, anche per la sua esplosione caratteriale, del dott. Amodio, il quale ci ha aiutato in qualsiasi momento, a qualsiasi ora, facendo tutto per gradi, per amore dell’Alma. E’ una persona che va ricordata per il suo contributo allo sport fanese per il quale ha fatto tanto come me”.

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