INTERVISTA A MARCELLA GHILARDI

A Bergamo impari fin da piccolo che:
“Non ce la faccio” – non si può dire.
“Non ci riesco”- non esiste.
“Sono stanco”- non è mai abbastanza.
Cresci così, un po’ chiuso, un po’ con la convinzione di non essere mai all’altezza.
Ecco come li riconosci quelli di Bergamo:
testa bassa e a lavorare.
I bergamaschi, quelli veri, sono polentoni.
Sì…perchè la polenta è ciò che li rappresenta.
Ruvida, dura e fredda fuori, con quella crosticina che si forma appena sfornata.
Tenera e avvolgente dentro, non ti delude mai.
I bergamaschi sono proprio così:
un po’ tonti, ruvidi e schivi;
ma dentro sono buoni e dal cuore tenero.
Lo so, lo so, niente di speciale la polenta:
acqua, sale e farina gialla;
Ma si sa, le cose semplici sono speciali perché rassicuranti, perché ci sono…
I bergamaschi ci sono.
Sempre.
Ci puoi contare.
Li puoi odiare, ma se te ne innamori.. be’ allora sei spacciato, perché sarà per sempre.
Piange la mia Bergamo.
Senza far rumore, per non disturbare.
Giace a terra, fatta a pezzi da un nemico vigliacco subdolo, che non si fa vedere.
Gli occhi sono bassi, tristi e pieni di paura.
Ci sono solo ambulanze e silenzio.
Bergamo non ti posso abbracciare, ma tu non mollare proprio adesso.
Ricordi?
“Non ce la faccio”- non si può dire.
“Non riesco”- non esiste
“Sono stanco”- non è mai abbastanza.

Forti nel dolore e strenui nella sofferenza, con una dignità senza pari.


E’ la rappresentazione iconografia di Bergamo, la sua Bergamo. Da cui purtroppo è costretta a stare lontana per via di un maledetto virus che non lascia tregua. I legami forti con la sua famiglia resistono nonostante le mille restrizioni. Le videochiamate con cui si tiene in contatto sono costanti, per monitorare al meglio la salute dei suoi cari. Marcella Ghilardi, la segretaria generale dell’Alma, è proprio così. Come quella lettera pubblicata sul suo profilo Fb insieme ai suoi conterranei. Integerrima e tosta, il volto in rosa dei granata non si lascia demordere. Frangar non flectar è il suo motto: pronta a spezzarsi ma non a piegarsi alla morsa di un nemico invisibile che sta flagellando la sua terra quasi ridotta in cenere ma dalla quale, come un’araba fenice, è pronta a rinascere. Più forte ed orgogliosa di prima.

Marcella, com’è la situazione nella tua Albino?
“La situazione è molto grave: su 17.000 abitanti ci sono state nell’ultimo mese 120 perdite, pari a 6 volte i decessi dello scorso anno. Albino, tra l’altro, è limitrofa a Nembro, il comune bergamasco più colpito dal Covid-19 in rapporto alla popolazione. Motivo per il quale la mia famiglia è barricata in casa da oltre tre settimane, senza alcun tipo di contatto con l’esterno se non per recarsi in farmacia. Il cibo viene portato loro a casa ed ogni alimento viene accuratamente disinfettato prima che tocchi il frigorifero. E’ un contesto lancinante: mancano le bombole di ossigeno, non ci sono più posti letto, mascherine e guanti. Molti nostri amici o loro genitori sono in terapia intensiva ed il timore di ricevere una chiamata sgradita è sempre dietro l’angolo. Cerco di trascorrere le giornate videochiamando i miei, assicurandomi che tutto proceda per il meglio e sperando che non abbiano la febbre o avvertano i sintomi del Covid-19. Sono in continuo contatto con mio fratello che ha la moglie incinta e a breve dovrà partorire in una sezione dedicata all’ostetricia di un nosocomio diverso da quello inizialmente designato. Uno stravolgimento dovuto all’elevato numero di casi virali che hanno costretto la sanità lombarda a riorganizzare i distretti sanitari. E’ una situazione difficile, la lontananza alimenta ansia e preoccupazioni; non poter stare loro accanto per abbracciarli, scambiare una chiacchiera, condividere un momento bello della giornata è straziante. Ma comprendo di non essere la sola a viverla, tutta l’Italia è nelle mie stesse condizioni. Quando tutto questo sarà finito, torneremo a riassaporare l’essenza di un bacio o di un abbraccio”.

Come stai vivendo questa quarantena?
“Nonostante sia da gennaio che non vedo i miei, ho deciso di fare la quarantena qui a Fano e di non tornare a casa. Il solo timore di un eventuale contagio o contrazione hanno fatto scattare in me la pronta decisione di non spostarmi, nel rispetto di tutte le normative governative vigenti volte a tutelare la salute di noi tutti. Vedendo i tg che mi tengono informata sulla situazione nella mia bergamasca si riesce a percepire il dolore provocato dalla pandemia ma non le difficoltà quotidiane a cui i miei concittadini sono costretti a fronteggiare. Ci sono medici che non hanno le misure igienico-sanitarie precauzionali poichè terminate, i malati in terapia intensiva dirottati in nosocomi di altre regioni; allo stesso modo salme tumulate chissà dove per via dei riti funebri arrivati a ritmi esponenziali. Un quadro drammatico e tragico dal quale auguro a tutti di uscire al più presto. Da parte mia, ho cercato di essere vicino ai miei familiari regalando loro il saturimetro. E’ uno strumento che misura e monitora il grado di saturazione di ossigeno, utile per tenere sotto controllo i sintomi del Covid-19 e, quindi, tenerli sotto controllo da remoto. Prego ogni giorno che mi dicano che vada meglio ma, quando ti dicono che ogni 3 minuti passa un’ambulanza e che 2 volte al giorno suona la campana che preannuncia una perdita, è una morte nel cuore. Tutte le priorità quotidiane diventato inani di fronte a quella più importante: poter riabbracciare i propri cari al termine della quarantena”.

Marcella, una vita trascorsa dietro ad un pallone, è una veterana del calcio. Una che ha il cuoio nel DNA e che l’ha respirato sin da ragazzina nella squadra della sua città, l’AlbinoLeffe, società nella quale ha mosso i primi passi ricoprendo vari ruoli. Da lì il salto alla Cremonese in qualità di segretaria sportiva ed organizzativa che ha permesso a Marcella di sbocciare a Lucca, divenendo il perno rotante del club rossonero. Quest’anno, il passaggio all’Alma, dove, tra mille difficoltà iniziali, si è trovata a dover affrontare quest’ultimo impedimento invisibile.

Vent’anni nel calcio che conta, hai mai vissuto simili situazioni?
“Un contesto del genere non mi era mai capitato. Ho passato vari momenti, tra cui il caso del calcioscommesse che, ahimè, avvenne nell’anno dove ero segretaria a Cremona. Quella fu una tragedia di persone che si erano vendute per denaro ed è quella che più mi ha schifato in questi 20 anni. Ho lavorato ogni giorno, ho creduto nel progetto e con me tutti coloro che hanno lottato per poter raggiungere l’obiettivo della promozione, ma tutti gli sforzi fatti sono stati vanificati da chi, al mio interno, giocava contro e percepiva soldi per perdere. Quella forse è stata la situazione più brutta che abbia mai vissuto ma non paragonabile affatto a quella attuale, nella quale la gente muore. Qualcuno fino a poco tempo fa non aveva capito, probabilmente un disinteresse dovuto alla disinformazione che propagandava una semplice influenza. Ma rendiamoci conto che c’è gente che giornalmente cessa di vivere a causa della mancanza di strutture e mezzi sanitari. A tal proposito voglio rivolgere un plauso agli alpini e agli ultras dell’Atalanta che in questi giorni hanno allestito un ospedale di campo alla Fiera di Bergamo insieme ad Emergency e all’Areu. Nella mia Bergamo c’è sempre la forza lavoro, gente volontaria che ha voglia di fare mossa dall’attaccamento alla terra natia che ci sprona ad andare avanti a testa alta per essere solidali con gli altri. Sono sicura che ci rialzeremo tutti e torneremo a riabbracciarci, a prescindere che uno ce l’abbia fatta o meno”.

Dall’alto della tua esperienza, quali decisioni potrebbe adottare la Lega dato il momento critico?
“Penso che al momento non ci sia ancora una prospettiva decisiva. Prima bisogna risolvere l’emergenza principale e dare importanza alla nostra salute. Una volta cessata la pandemia, tutti potranno tornare alla propria normalità e lavorare con tranquillità e serenità e le attività potranno riprendere la normale routine. In questo momento si può solo aspettare e, una volta debellato il virus, cercare di trovare una linea comune per tutte le categorie calcistiche. L’auspicio e l’obiettivo di tutti sono di arrivare al termine del campionato, ma naturalmente tutto è subordinato alla tutela della salute che è senz’altro il valore primario. A tal proposito rivolgo un sentito ringraziamento a tutti i nostri medici societari che stanno lavorando in prima linea, rischiando la propria vita per salvare quella altrui. Abbraccio virtualmente tutta Fano che, dal mio arrivo, mi ha accolto a braccia aperte e mi ha aiutata ad integrarmi. Mi fa davvero molto piacere ricevere chiamate da persone che ho avuto modo di conoscere per sincerarsi delle mie condizioni e quelle dei miei cari. Inoltre, sapendo che sono sola qui a Fano, si sono dimostrate molto disponibili offrendosi di aiutarmi per qualsiasi tipo di necessità. Ringrazio di cuore loro e tutta la società che mi sta offrendo il migliore supporto possibile per soddisfare ogni mia esigenza”.

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