INTERVISTA A GIUSEPPE SAPONE

Doppia festa per Giuseppe Sapone. Il giovanissimo centrocampista granata, oltre a festeggiare la Pasquetta, ha spento le sue 21 candeline in un clima surreale, lontano da quel che, qualche mese fa, si sarebbe potuto mai immaginare. “Beh, quest’anno è stato un compleanno alternativo, sono fortunato perché l’ho sto trascorrendo in casa con la mia famiglia e questo di certo aiuta molto a stare sereno. Non avrei mai pensato fino a qualche mese fa di festeggiare un compleanno in quarantena, ma con l’affetto dei tuoi cari devo dire che è stato unico”.

Tra le attività giornaliere di Sapo – come lo chiamano i suoi compagni – c’è anche lo studio. Oltre agli allenamenti, il mediano fanese si dedica penna e matita alle materie della facoltà di Ecomonia Aziendale. Un’ottima sintesi per il motto giovenaliano “Mens sana in corpore sano”. “Passo le giornate al mattino studiando e al pomeriggio allenandomi seguendo il programma personale redatto dal prof. Giovannelli. C’è spazio anche per le serie tv: ora sto facendo vedere a tutta la famiglia il Trono di Spade che è la mia serie preferita e la riguardo sempre volentieri. Speriamo di poter tornare presto alla nostra vita. Sono convinto che quando il virus verrà sconfitto, sarà una vittoria bellissima per tutti”.

A proposito dell’emergenza Covid19, il Piemonte è una delle regioni più colpite dal virus, al quale non sono scampati anche alcuni giocatori della Juve, che hanno vissuto in prima persona la terribile esperienza del contagio. “La situazione qui a Torino, città nella quale risiedo, è ovviamente triste. Prima il centro era sempre affollato, ora c’è pochissima gente, davvero brutto. Abitando vicino all’ospedale Mauriziano sento, avvolto nel silenzio, il rumore continuo delle ambulanze che fanno la spola da una parte all’altra della città, a ricordare la situazione di emergenza che stiamo vivendo. Il pensiero va inevitabilmente a tutte le persone che stanno soffrendo per via di questo virus. La speranza è quella di uscirne il prima possibile”.

Una situazione che costringe Sapo & Co. a rimanere a digiuno dal calcio giocato per 40 giorni orsono. “Per noi calciatori credo sia normale avere nostalgia del calcio giocato perché la nostra quotidianità gira intono agli allenamenti ed alle partite. Tutti noi non vediamo l’ora di poterci allenare e tornare a disputare le partite, ma in questo momento quello che conta di più è sconfiggere il virus e per farlo dobbiamo attenerci alle disposizioni delle autorità rimanendo a casa”.

Sulla duplice possibilità di portare a termine i campionati, come nel caso della Serie A, con il naturale prolungamento in estate o di terminarlo in anticipo, Sapo dice la sua: “Credo, come ho già detto, che tutti vorremmo tornare a giocare, ma in questo momento la salute viene al primo posto. Ho letto qualche giorno fa di alcune disposizioni che il comitato scientifico e la FIGC hanno stabilito per poter ritornare ad allenarsi ma ritengo che in Serie C siano di difficile attuazione per svariati motivi. Non so fino a che punto possa valere la pena rischiare di giocare in estate e compromettere di fatto anche la stagione successiva, con alle spalle già l’attuale fortemente condizionata. Tutti ci auguriamo di poter tornare alla normalità il prima possibile, cercando di agire per gradi senza il rischio di pregiudicare sia questo che il prossimo campionato”.

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