IL RITRATTO DI… SYLVIE MATTIOLI

La società attuale vive di stereotipi derivanti dal substrato culturale insito nella nostra identità. Uno di questi è, ad esempio, il binomio donna-calcio, sacrilego per chi ha una mentalità piuttosto ferrea e poco incline alle larghe vedute.
Ma c’è chi ha abbattuto il muro dei pregiudizi, chi è andato oltre il proprio naso squarciando il velo di Maya, applicando una weltanschauung più aperta e compatibile con le contingenze calcistiche.
Sylvie Mattioli, la biondina dal viso dolce e dai modi di fare graziosi, è una di queste. Una donna forte, dal carattere temprato che ha saputo distinguersi ed ha fatto distinguere il tifo granata dai restanti parterre della Serie C. Ha fatto la differenze in quegli anni in cui la ribellione l’ha fatta da padrona, in cui la rivolta delle quote rosa volta all’affermazione femminile ha messo piede in quegli ambienti tanto maschilisti e misogeni. E Sylvie non è stata da meno. E’ stata la prima donna a far parte dei Panthers, il gruppo storico fanese, ed il suo ingresso ha segnato una nuova era per la curva granata: “Avevo 17 anni quando ho conosciuto Giuseppe Carluccio, per tutti Rara, uno dei fondatori dei Panthers. Erano gli anni ’80 ed io andavo già allo stadio con mio padre. L’ho incontrato in trasferta a Varese e da lì abbiamo iniziato a frequentarci e ad andare in curva insieme e, a piccoli passi, sono entrata nel gruppo. Certo, vedere una donna che tifava ed urlava insieme agli uomini faceva loro effetto però, piano piano mi hanno accettata ed ho iniziato a vedere le partite con loro anche in trasferta. La più bella è senza dubbio quella a Cremona, nell’80/’81 quando l’Alma rischiò di andare in B. Ricordo inoltre quella ad Ancona, ad Ascoli per lo spareggio con il Castel di Sangro nell’94/’95, poi a Brescia e a Terni con cui è nato il gemellaggio”.

Ma non è tutto. Il pink movement ha proseguito il suo percorso, coinvolgendo anche altre ragazze presenti in curva a sostenere l’Alma seppur non all’interno del tifo organizzato. “Sono riuscita a portare anche altre ragazze, alimentando così la parte rosa. Ad un certo punto uno dei Panthers, Pietro Marcucci, nel ’94, con Cavasin allenatore, ci disse di formare un grppo di donne. La mia prima domanda fu: ‘Come possiamo chiamarci?’, e lui ci diede tutte le dritte del caso: ‘Vi potreste chiamare Pink Panthers! Per lo striscione non vi preoccupate, ve lo diamo noi’. Così ci diede una pezza e sopra applicammo la scritta ‘Pink Panthers’ con il simbolo la pantera rosa a cui seguirono la realizzazione di magliette, sciarpe e gadgets vari. Peccato che il gruppo durò poco perchè non ebbe quella risonanza che ci apsettavamo ma l’eco fu grande. All’epoca ci contattarono testate del calibro del Corriere dello Sport Stadio per intervistarci su questo fenomeno in rosa, il primo in Serie C. Conservo ancora i giornali con il titolo: “A Fano sono arrivate le pantere”, ed è un’emozione ogni volta che li sfoglio. Adesso ci sono parecchie ragazze, mogli, fidanzate, appassionate che colorano la curva e danno quel tocco di femminilità che non guasta mai”.

Sylvie, oltre che tifosa, è anche un noto avvocato del Foro di Pesaro. E a tal proposito, come riesce a coniugare la veste di avvoctao con quella di tifosa? “Quando faccio l’avvocato faccio l’avvocato, quando faccio la tifosa faccio la tifosa. In tribunale mi conoscono tutti, parlo del Fano e rompo le scatole ai pesaresi (ride, ndr)! Ho avuto anche l’occasione di difendere alcuni ragazzi della curva insieme ad altri colleghi e mi è anche piaciuto perchè era una materia che non conoscevo e ho avuto modo di approfondirla. Mi sono trovata a difendere i ragazzi con passione e con tutta l’anima. In curva non c’è discriminazione tra la mia veste di avvocato e quella da tifosa, anche se fuori, invece, qualche critica l’ho avuta. E’ un mio hobby e continuerò ad andare allo stadio, non ci vedo nulla di male. E ti dico di più: domani andrò in studio vestita da Panthers perchè altrimenti non faccio in tempo per il derby! In ufficio ho il gagliardetto dell’Alma e dei Panthers, insieme a quello della Ternana che mi è stato regalato. Le ragazze dello studio si divertono molto con me e la prima domanda che mi rivolgono appena arrivo è: ‘Cosa ha fatto il Fano?’. Ripeto, per me non è un problema, coniugo bene le due vesti. Al lavoro sono avvocato, ma fuori sono la Sylvie”.

Come è nata la passione per l’Alma? “Me l’ha trasmessa mio padre, da piccolina mi portava sempre allo stadio. A casa mio padre ha un quadernone in cui ha appuntato tutte le giornate di campionato con le foto dei giocatori, i tabellini, ecc. E’ un vero appassionato! Per far contenta mia madre, mi portava allo stadio, lui in tribuna, io in curva e, mano a mano, ho iniziato anche ad andare in trasferta. Poi c’era l’attività del Club Forza Alma, dove ci ritrovavamo a piegare i giornalini tutti insieme. In trasferta, oltre al mio fidanzato di allora, ho conosciuto una delle mie migliori amiche, Fiorenza Capponi, nell’85 a Terni: eravamo in due pullman diversi ma, quando siamo scese, ci siamo trovate subito. Addirittura lei detiene il record di partite viste: nella stagione ’86/’87 non è mancata mai ad una gara, sia in casa che in trasferta, ricevendo anche un premio dall’Alma Juventus Fano. E’ un’amicizia nata nei campi di calcio ma è andata oltre perchè è bella e sincera. E a tal proposito mi sento di dire un’altra cosa: la curva è un bell’ambiente. Al di là di quello che si pensa, ovvero che i ragazzi della curva siano tutti delinquenti, voglio smentire categoricamente. I ragazzi, quando c’è stato da dare una mano, sono i primi ad averlo fatto: per il terremoto de L’Aquila sono andati in Abruzzo a consegnare i beni di prima necessità e con i fondi raccolti hanno contribuito alla realizzazione di una parte di una scuola; a Senigallia sono andati a spalare il fango per via dell’alluvione. Non bisogna confondere certe tifoserie con la nostra che è piccola e connotata da grandi amicizie. Nel mio momento personale di difficoltà, mi sono stari vicini e mi hanno aiutata a venirne fuori invitandomi allo stadio. Grazie all’ironia dei tifosi fanesi, ho ritrovato il sorriso e senza di loro probabilmente non ce l’avrei fatta”.

Dal ’74 Sylvie non manca ad un derby e sarà presente in curva, al suo stesso, dietro al palo, anche domani sera. “Siamo tutti agitati! Il derby è LA partita dell’anno perchè con i cugini la rivalità c’è. Non sappiamo cosa aspettarci, pensiamo che la squadra farà una buona prestazione perchè anche i giocatori la sentono. Noi sugli spalti cercheremo di dare spettacolo come sempre e di essere superiore ai pesaresi (ride, ndr)! Con la squadra siamo molto in sintonia e questo è un gran bene. Vogliamo vincere perchè è bello andare a Pesaro e gridare: ‘Abbiamo vinto noi!’. Siamo in fibrillazione, il derby è così. E’ la partita che in campionato vale più di tutte, è la nostra finale di Champions League”.

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