IL RITRATTO DI… LALLO

E’ un’istituzione, anzi, L’istituzione dell’Alma. Un po’ come la Tour Eiffel per Parigi, il Colosseo per Roma, il Cristo Redentore per Rio de Janeiro per intenderci. Ilario Alessandrini, noto ai più come Lallo, non è un semplice custode. Sarebbe troppo riduttivo affibbiargli quest’apposizione. Lallo è molto di più. Un tuttofare a 360°. Lallo è colui che ritinteggia lo stadio, il MacGyver sempre pronto a risolvere i problemi, il giardiniere che cura in ogni minimo dettaglio il campo. Anche sotto la neve a petto nudo.

“A me piace il calcio, io vivo per il calcio”, è la sua filosofia di vita. La sua weltanschauung. Sorride, Lallo, quando gli viene chiesto dell’Alma. Per lui non è solo la squadra della sua città. Per lui il Fano è uno stile di vita. “Da tredici anni sono al servizio dell’Alma ma il mio amore per questi colori è sbocciato in tenera età”, racconta. “Da sessant’anni frequento il Mancini iniziando come raccattapalle. Venivo qui ad allenarmi con Patrignani, ma giocavo in una squadra di quartiere, la Leone. Molti di noi sono passati dal calcio parrocchiano, tra cui lo stesso Mei che era nell’Ardor e con il quale mi sono incrociato più volte. Chi aveva più disponibilità economiche ha proseguito arrivando anche a certi livelli, i meno abbienti come me si sono fermati alle giovanili. Certo che se avessimo avuto le possibilità, avremmo giocato in Nazionale (ride, ndr)!. Avevamo il pallone di stoffa e io ero il realizzatore: prendevo i pezzi di tessuto e li legavo insieme oppure un vecchio maglione fino ad ottenere una forma simile ad un pallone da calcio”.

Gli occhi del piccolo Lallo, la domenica, erano tutti puntati lì, ai suoi beniamini che in campo lottavano per la vittoria: “Era un’emozione indescrivibile essere lì e poterli ammirare da vicino. Ricordo che la domenica neanche mangiavo per essere a contatto con i giocatori. Noi non avevamo nulla, l’unica gioia che serbavamo era quella di poter essere presenti al Mancini, aspettare che la palla uscisse dal rettangolo di gioco che prenderla e tirarla ai giocatori che ci venivano vicino. Tra noi raccattapalle c’era la lotta per recuperar palloni e poterli consegnare direttamente a loro”. Tanti sono i giocatori e gli allenatori che Lallo ha visto succedersi al Mancini: “C’erano Lorenzo Massagrande, Franco Piccoli, Vittorio Zanetti, poi gli allenatori Guidolin, Cavasin, Ciaschini.. Ne ho visti tanti ma tra tutti spicca la “bambolina” che veniva da Bologna (Ivan Gregori): fece un gol pazzesco da metà campo al portiere avversario proprio all’ultimo minuto. Una roba spettacolare!”.

Man mano che Lallo sciorina i suoi racconti, i ricordi riaffiorano: “Ho visto anche tante risse, in particolare nelle gare contro al Vis Pesaro. Era bello venire qui allo stadio, scavalcare le recinzioni per vedere l’Alma. In quei tempi non c’era mica la gradinata (ora inagibile, ndr), ma i gradoni con le piante. La gradinata, infatti, è stata inaugurata nell’81/’82 contro il Padova. Tra i tanti che hanno calcato questo campo c’è stato anche Paolo Rossi (attuale team manager dell’Alma, ndr), dapprima come arbitro, poi come assistente”.

Il passaggio da raccattapalle a custode è avvenuto tredici anni fa: “Mi chiamò Sandro Mengacci, una persona splendida che ha dato la vita al calcio. Quando mi contattò facevo il custode alla Gimarra, accettai la proposta e da quella volta sono rimasto qui. Con lui andavo molto d’accordo, mai avuto un problema”.

Non sempre facile, il rapporto con gli allenatori: “Con alcuni non c’era proprio sintonia. Erano tipi strani con i quali ho avuto diversi battibecchi. Ad uno, in particolare, feci uno scherzo di cattivo gusto e quando ci rivedemmo, tempo dopo, mi disse: ‘Come ti era venuto in mente?’ ammettendo di aver apprezzato quel gesto”.

Ma ci sono stati anche allenatori con i quali Lallo ha stretto forti legami: “Giovanni Cornacchini, una persona eccezionale. Tosto ma, al termine degli allenamenti, rideva e scherzava. Ricordo con affetto anche Gianluca Gaudenzi, Giovanni Cusatis, Gaetano Fontana e Marco Alessandrini”.

L’episodio più divertente? Quello con protagonista Germinale: “Ho uno zappino personale realizzato a mano da me, al quale tengo tantissimo. Un giorno andai al campo e non lo trovai più. Cercando di qua e di là, dello zappino c’era nessuna traccia. Ero avvilito e volevo andarmene. Grazie all’utilizzo delle telecamere, scoprii che l’aveva portato a casa Germinale per ricoprire le feci dei suoi cani. Dopo aver svelato l’arcano, me lo riportò e da quella volta non l’ha toccato più nessuno (ride, ndr)!”.

Un altro episodio da ricordare fu il pranzo di festeggiamento della salvezza del campionato 2017/18: “Per l’occasione alcuni giocatori organizzarono un pranzo a base di asado. Vennero montati dei gazebo, la carne appesa e sotto il fuoco a cuocerla. Fu una giornata bellissima, si respirava aria di festa ed è stato un bel momento di gioia”.

Nonostante l’Alma sia nella zona calda della classifica, Lallo è fidicioso: “Se non ci credessi, non sarei qui. Soffro ma non smetto di crederci”.

E noi siamo tutti con te, Lallo!

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