IL RITRATTO DI… ANDREA DIOTALEVI

Tutto ebbe inizio da un post-it. Potrebbe sembrare l’incipit di un film o di un libro. Come quello scritto da James King, “Post it Notes”, dove i bigliettini attaccati sulla porta del frigo da Alfie sono a ricordo di un periodo della sua vita. Chissà se anche Andrea Diotalevi avrà ancora quel tagliandino striminzito ab origine del tutto. Ovvero, della sua esperienza qui all’Alma Juventus Fano. Probabilmente sì. Il segretario del settore giovanile granata, nonchè collaboratore della segreteria generale e responsabile della biglietteria, racconta con il sorriso sulle labbra il suo approdo, a sorpresa, nella città in cui è nato e sta coltivando il suo lavoro che, da sempre è stata la sua passione.

“Sono qui grazie ad un post-it – afferma gaio – . Stavo facendo un master con il Sida Group ed avevo appena iniziato la mia collaborazione con la Reggiana quando la mia tutor, con una telefonata, mi spiazza: ‘Ci sarebbe qualcuno dell’Alma Juventus Fano che vorrebbe farsi una chiacchierata con te’, mi dice. Così mi sono appuntato su un bigliettino volante l’indirizzo dello stadio ed ho fatto una chiacchierata esplorativa con Matteo Roguletti. E dopo la salvezza di quell’anno ottenuta contro il Forlì c’è stata l’opportunità di collaborare con con l’Alma”.

A proposito della partnership con l’ex squadra di Mike Piazza, Andrea racconta il progetto in fieri messo in campo dalla Reggiana: “La società voleva riorganizzare la struttura interna. Seguendo le indicazioni di Gravina che ha lavorato molto dal punto di vista della proceduralizzazione della Lega, c’erano una serie di situazioni da dover riformare a partire dal protocollo. Per quanto mi impegnassi, non sapevo molte delle cose che accadevano all’interno della società, per cui per quanto interessante ed attinente a quello che avevo visto nei mesi di master era difficile dare interpretazioni a situazioni che poi non vivevo. Mi mancava respirare la quotidianità, vivere la struttura, mi sentivo un corpo estraneo, al contrario di quello che accade qui a Fano in cui sono linfa di un essere vivente”.

Terminati gli studi scientifici, Andrea ha conseguito la laurea in Economia Aziendale ad Urbino e proseguito il suo cursus universitaire in Direzione e Consulenza d’Impresa all’Università di Modena – Reggio Emilia. “Mi trovavo benissimo, era un territorio in cui respiravo l’aria di casa perchè mi ci trovavo bene, però dopo un anno e mezzo ho pensato: ‘Ma voglio davvero fare il commercialista?’. Da lì ho rimuginato e sono arrivato alla conclusione di voler fare qualcosa di diverso. La svolta è arrivata nell’estate 2014 con la chiamata di Luca, un mio amico di Lucrezia: ‘Vogliamo formare una squadra di calcio a 5 con tutti i ragazzi del territorio’. E pensare che il futsal non lo volevo vederlo neanche per televisione! In quei tempi mi dilettavo a calcio come portiere ma quell’anno lì non trovai squadra così decisi di accettare la proposta e mettermi in gioco. Siamo partiti dalla Serie D, i.e. la terza categoria calcistica e, stando dietro ad ogni aspetto burocratico, mi sono avvicinato a quella che era tutta l’organizzazione. Mi sono ritrovato a gestire la parte relativa all’iscrizione, quindi la matricola della squadra, il costo della tassa di affiliazione, l’omologazione del campo. E nel mentre dicevo: ‘Perchè non posso provare a fare un passo in più e farlo diventare un lavoro?’. Motivo per il quale mi sono iscritto al master che mi dato l’opportunità di potermi inserire in questo contesto prima con la Reggiana e poi con l’Alma. La mia squadra di futsal era l’Athletic Club Lucrezia che ora non c’è più. Dopo il salvataggio in C2 grazie alla vittoria dello spareggio playout, siamo rimasti in pochi a portare avanti la baracca. E’ stata una bella esperienza e mi piace pensare che possa esser nato tutto da lì. Non so dove mi porterà la vita ma posso dire che ad oggi è stato uno dei tasselli del dot to dot, ovvero il punto numero uno da cui partire per unire tutti i punti per dar forma ad un disegno di senso compiuto. In questo caso, la traccia del percorso che mi trova qui”.

Prima di essere dirigente, Andrea è stato un portiere. Sulla scelta di tale ruolo, il segretario si esprime così: “Credo mi abbiano fregato Holly e Benji con il senno di poi (ride, ndr). Mi ci son trovato a fare il portiere, l’idea di volare è sempre stata molto bella, hai una divisa tutta tua, ti tuffi, ti rotoli, fai un allenamento diverso dagli altri. Per fare il portiere devi avere un’attitudine diversa, non te lo puoi inventare se non ce l’hai. Lo stare solo, l’essere più introverso e meditativo, cercare di essere l’ultimo baluardo per la tua squadra, prendersi i rimproveri dai tuoi compagni, fa parte di quella natura dell’ esser portiere. E’ dura fare il portiere? Sicuramente sì, però mi sono divertito. E’ un ruolo che dà per quanto toglie. Fai uno sport singolo all’interno di uno sport di squadra. Il portiere è un ossimoro all’interno del gioco del calcio: sei un uomo solo all’interno di una squadra, sei solo contro tutti, anche quando i tuoi compagni ti guardano storto per un gol subito o quando, alla loro faccia, quando pari un rigore al 90′”.

Guardando una partita di calcio, ti capita di immedesimarti nel portiere?
“No, perchè penso sempre: io avrei fatto peggio (ride, ndr)! Però mi capita ancora di avere un certo occhio clinico per quelli che erano i movimenti che ormai ho perso perchè sporcato dall’esperienza del calcio a 5. Il futsal, a differenza del calcio, ha tempi, modi e tecnica completamente diversi. Il rammarico, rispetto alla voglia che ho sempre avuto di allenarmi, di mettermi in gioco, di impegnarmi, è di non aver avuto una struttura tale da poter crescere bene come sportivo, poichè i tempi e le opportunità erano diverse. Se avessi avuto la possibilità di allenarmi di più credo che avrei potuto fare qualcosina”.

Arrivato qui all’Alma, Andrea si è subito catapultato nel mondo del professionismo, gestendo la parte burocratica del settore giovanili: “Mi avevano affiancato all’allora segretario generale Marco Minardi, il quale mi ha instradato alle varie mansioni che adesso svolgo. Il primo anno non ero completamente autonomo, non avendo una specifica area di competenza in quanto ricoprivo più funzioni. Accanto a lui avevo una maggiore attinenza alle squadre più piccole che facevano l’ambito provinciale, quindi tesseramenti annuali, gestione delle visite mediche, e tutto ciò che concerne la parte relativa al settore giovanile, Successivamente è iniziata l’attività della biglietteria con l’allora BookingShow, proseguita poi con Vivaticket. Da tirocinante ero più nell’ottica di guardarmi attorno e di apprendere da Marco quello che per me era qualcosa di nuovo da quello che avevo fatto all’Athletic Club Lucrezia. L’esperienza che avevo fatto era minima, parliamo di realtà e strutture totalmente diverse: se all’Athletic c’erano 15 tesserati, qui erano moltiplicati per 10. Però quello è stato sicuramente l’inizio di un percorso”.

Come si struttura il lavoro quotidiano?
“E’ calendarizzato rispetto agli impegni delle varie squadre. La locomotiva di tutto è la prima squadra, che veicola molto della programmazione del lavoro. Se, ad esempio, si gioca in casa, l’organizzazione, dal punto di vista della biglietteria e dei dettagli burocratici, richiede maggior impegno, per cui è necessario prepararsi, mettersi nel planning i vari step da fare durante la settimana. Al contempo, non vanno tralasciate le varie squadre che ci sono in giro per l’Italia e che tengono in alto il nome dell’Alma. Tra trasferte, campi ed eventuali variazioni, bisogna tener conto di tutto. Una mano poi ce la danno i dirigenti delle varie formazioni giovanili che vanno in autonomia rispetto alle informazioni, agli spostamenti ed ai programmi redatti. Bisogna seguire i ragazzi senza far mancare nulla a loro, per far sì che tutto che funzioni come in un meccanismo di incastri all’interno di un orologio. Gli errori ci sono sempre perchè siamo perfettibili ma non perfetti, per cui cerchiamo di migliorare partita dopo partita”.

La figura ricoperta da Andrea funge da tramite, dunque, sia per la prima squadra, coordinata dalla segretaria generale Marcella Ghilardi, sia per il settore giovanile, gestito dal Responsabile Matteo Roguletti. Come si configurano i rapporti tra voi attori all’interno della società?
“I rapporti sono splendidi e vanno al di là del semplice lavoro. Credo che sia stato fondamentale raggiungere quella sintonia che permette di coordinarci al meglio e lavorare con una certa armonia. I ruoli personali sono fondamentali per creare quell’ amalgama che ti permette di funzionare al meglio. In una gerarchia di stampo militare in cui c’è un generale che comanda alla lunga rischierebbero di logorarsi i rapporti. Quando, invece, la parte lavorativa viene portata fuori dal contesto giornaliero perchè c’è una sintonia tale da poterlo permettere, si hanno dei benefici anche dal punto di vista lavorativo. Quando si fanno delle sciocchezze ci prendiamo il cicchetto, ma poi si sdrammatizza con una battuta. Come all’interno di una squadra, anche in una società è determinante l’importanza del gruppo; il propendersi verso l’altro e non rimanere a compartimenti stagni, aiutandosi l’uno con l’altro se si è in difficoltà. Presi singolarmente si affonderebbe tutti; darsi la mano l’uno con l’altro è fondamentale per andare avanti nel corso di una stagione”.

Se dovessi tracciare un bilancio di questi due anni e mezzo a Fano, quale sarebbe il tuo resoconto?
“Sicuramente positivo. Se dovessi fare il dot to dot dico che non è niente male, al di là del tempo necessario. E’ una full immersion in questo mondo che, essendo sviluppato nel fine settimana, non lascia spazio a momenti liberi. Non nascondo che tale esperienza è ad oggi gratificante perchè alla base c’è il desiderio, che ho intrapreso come percorso, di trasformare una mia passione grande per il calcio, ma in generale per lo sport, in qualcosa di più. Cercare di non vivere una vita in cui io vivessi per il lavoro ma una vita in cui il mio lavoro potesse diventare la mia vita e non c’è nulla di meglio di qualcosa che ti appassiona da quando ne hai memoria, da quel famoso Holly e Benji di quella volta che citavo prima. Al di là di ogni difficoltà, paura od inquietudine, è bello essere a contatto con i ragazzi della prima squadra e del settore giovanile nei quali mi rispecchio perchè rivedo nei loro occhi la voglia di spaccare il mondo e coltivare il sogno di calcare il Mancini e, perchè no?, anche tanti altri stadi più importanti d’Italia. Per me quella porta anagraficamente si è chiusa e non mi dispiacerebbe vivere certe esperienze in altre realtà. Mi auguro sia l’inizio di un percorso che possa portarmi lontano”.

Piccola curiosità: ogni volta che sei andato in trasferta, l’Alma non ha mai perso…
“Mi stai dicendo che dovevo andare a Bolzano (ride, ndr)? Devo dire che la prima trasferta fatta a Cesena mi ha fatto pensare a qualcosa di strano! Dovrei provare a non venire mai in casa a questo punto (ride, ndr). Il desiderio, vedendo i ragazzi che stanno vivendo questo periodo difficoltoso molte volte anche non a causa loro, è quello di provare a star il più vicino possibile e, se ci sarà la possibilità anche con i vari incastri delle altre situazioni, fare più trasferte possibili e sperare che siano positive. Se sono un portafortuna ce lo diciamo il 26 aprile a Verona, sperando di festeggiare una salvezza che tutti, dal presidente ai ragazzi allo staff a noi ai tifosi, meritano per i sacrifici che ciascuna componente fa. E’ stato un avvio difficile per tante circostanze, ma l’importante è recuperare i punti persi ed assottigliare quel gap che ci distanzia dalle altre realtà, con l’auspicio che alla fine della giostra si possa esultare e tirare un sospiro di sollievo. L’Alma in Serie C è un patrimonio della città ed ha una presidenza solida che permette di disputare un campionato professionistico. Se lo meritano anche tutti i ragazzi del settore giovanile che potranno avere ancora l’opportunità di sognare di esordire allo stadio Mancini in una società di C e calcare stadi importanti di club blasonati. C’è l’onere e l’onore di mantenere alta la bandiera. Per cui testa alta e… forza Alma!”. 

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