IL RITRATTO DEL… DOTT. SANCHIONI

“Non ricordo esattamente quando decisi che Konradin avrebbe dovuto diventare mio amico, ma non ebbi dubbi sul fatto che, prima o poi, lo sarebbe diventato”. Il romanzo L’amico ritrovato narra di una storia tra due ragazzi, Hans e Konradin, il cui feeling si instaura già dai primi giorni sui banchi di scuola. Un legame vero, sincero che, a distanza di anni si rivelerà autentico ed unico. Parafrasando Venditti, “certe amicizie non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. E lo sanno bene due amici di lunga data legati non solo da stima ed affetto reciproci, ma anche dalla propria squadra del cuore, l’Alma: il dott. Augusto Sanchioni ed il Responsabile dell’Area Tecnica Giovanni Mei.

“Giovanni Mei è un amico di infanzia – esordisce il medico sociale fanese – , abbiamo fatto le elementari insieme. Andavo sempre a casa sua a giocare a calcio, dietro casa sua aveva un campetto di calcio nel quale giocavamo uno contro uno ed il vincitore era sempre lui ovviamente (ride, ndr). Abbiamo fatto le medie insieme, poi alle superiori ci siamo separati: io ho fatto lo scientifico perchè avevo in mente di fare medicina, lui invece l’istituto tecnico commerciale. Anche dal punto di vista sportivo le nostre strade si sono divise: nell’Alma abbiamo giocato insieme nelle giovanili, poi le sue capacità l’hanno portato ad essere acquistato dal Bologna ed a prendere il via per la carriera che tutti conosciamo; io, invece, ho appeso le scarpette al chiodo e mi sono applicato allo studio per cercare di raggiugere quello che avevo in testa. Nonostante le due tipologie di lavoro ed i diversi impegni che richiedevano, ho sempre seguito Giovanni: quando militava in A parecchie volte sono andato a vederlo e ancora oggi ci diamo appuntamento per seguire la massima serie insieme. Oggi abbiamo raggiunto per me un sogno, poter collaborare nella società che abbiamo entrambi nel cuore: io per quanto riguarda la parte medica, Giovanni perquella tecnica. Sono molto contento che lui sia approdato di nuovo nell’Alma da fanese doc qual è”.

Se tra i banchi di scuola ha maturato l’amicizia con il Responsabile Tecnico Mei, sugli spalti, invece, il dott. Sanchioni ha realizzato quale fosse il suo cursus honorum. “Da ragazzino, come tutti i miei coetanei, giocavo a calcio nella cantera granata e, la domenica, puntualmente, venivo allo stadio. Ho visto tutte le serie del Fano e, ad ogni partita, comprendevo sempre più quale fosse il mio cammino: un qualcosa che coniugasse la mia vena medica allo sport. Quando guardavo la panchina, ero affascinato dalla figura del medico sportivo, colui che, dopo un contrasto di gioco, correva in campo per soccorrere il giocatore infortunato. Per fortuna ci sono riuscito, ho coronato i miei sogni e sono contentissimo del mio lavoro”.

Dopo la specialistica in Anestesia-Rianimazione e poi in medicina dello Sport, il dott. Sanchioni ha votato una vita al calcio: “Ho fatto settore giovanile dell’Alma a partire dalla stagione ’85/’86, poi ho ricevuto la chiamata del Lucrezia che aveva vinto la D ed aveva intenzione di ristrutturare la società. Dopo aver lavorato diversi anni con loro, nel 2001 sono stato nuovamente contattato dall’Alma che, salito in C, aveva bisogno di uno specialista in medicina sportiva. Da quella volta sono sempre rimasto in prima squadra. E’ un ambiente che frequento ormai da tanti anni”.

Un aneddoto che ricorda in maniera particolare? “Nel corso di una partita, ricordo il giocatore Hashimu Garba che, dopo aver subito un fallo, rimane a terra. L’arbitro di allora fece proseguire l’azione e, solo al termine, ci fece entrare in campo con Garba che era rimasto a terra, immobile. Aveva da poco subito una meniscectomia e non era ancora al 100%. Mentre eravamo lì per le cure del caso, l’arbitro si avvicina con fare minaccioso e sussurra al giocatore: “Tanto ti mando fuori”. A quel punto, d’istinto, risposi: “O lei fa terrorismo o è razzista. Lei non ha fischiato ma il ragazzo non ha fatto un minimo cenno di reazione”. Nell’aiutare Garba a rialzarsi gli intimo: “Stai attento che ti butta fuori sul serio!”. E, infatti, la partita terminò con l’Alma in 10 ed espulsione di Garba. L’anno successivo incontrai di nuovo lo stesso arbitro che mi esclamò: “Ah dottore, io e lei ci conosciamo!” e io gli risposi: “Sono sempre lo stesso!”. Lui mi guardò e scoppio a ridere, forse memore di quell’episodio”.

Nel corso della sua esperienza, fortunatamente non sono capitati casi clinici particolari: “I casi più gravi riguardano lussazioni di spalla ridotte sul campo, una lussazione di gomito in Serie D, però non sono dovuto mai ricorrere a nessuna manovra rianimatoria particolare, considerando anche che qualche dramma sui campi di calcio avviene. Son capitate nella mia attività ma non a livello calcistico”.

I traumi che avvengono più spesso? “Distorsivi, contusivi e lesioni muscolari; cranici possono capitare ma quelli che richiedono l’ospedalizzazione son rari. Un consiglio ai calciatori? Rispettare i tempi di allenamento che impone l’allenatore, magari non fermarsi mai a piacimento a tirare calci perchè spesso sono quei minuti che possono crearti qualche disagio. Condurre una vita il più possibile sana e per sana intendo una buona alimentazione, evitare di andare a letto troppo tardi, di bere alcolici, di usare il computer, le chat e le nuove tecnologie che possabo stimolare troppo il sistema nervoso”.

A questo punto, un’altra domanda è d’obbligo: il sesso prima della gara si può fare o no? “E’ un’attività sportiva, è come fare un allenamento in più, quindi… alla grande! A tal proposito, Bruno Fabbri, un medico sportivo che ha conseguito la specialistica con me a Bologna, ha scritto un libro, dal titolo “Il sesso come sport. Guida pratica all’allenamento per i match più importanti della nostra vita”, in cui si parla di questa tematica. E vi consiglio di leggerlo!

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